Mbube, altro che merendine!

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Wimoweh, o Mbube, meglio conosciuta come The Lion Sleeps Tonight (Il leone si è addormentato, nella versione in italiano), è una canzone scritta da Solomon Linda e il gruppo Evening Birds per una casa discografica sudafricana (Gallo Record Company) nel 1939. Negli anni Cinquanta venne “scoperta” dall’ importante etnomusicologo Alan Lomax, che trovò affascinante questa registrazione e la portò negli USA. Lomax consegnò il disco degli Evening Birds al cantante folk Pete Siger, che ne registò una nuova versione con il gruppo The Weavers. Da quel momento la canzone divenne una hit della musica americana e non solo: alcuni famosi cantanti americani ne realizzarono altre versioni (ad esempio Jimmy Dorsey) e in seguito ne furono incise numerose reinterpretazioni (ad esempio quella di  Miriam Makeba e The Kingston Trio).

Oggi questa semplice e bella melodia è ancora di grande successo tra i più giovani, perchè fa parte della colonna sonora del film Il re leone e anche perchè, ahime!, qualche tempo fa imperversava come musica di sottofondo per una pubblicità di merendine.

Cliccando sull’immagine dello spartito potete accedere ad una partitura interattiva realizzata con la piattaforma online noteflight, utilissima per esercitarsi a casa.

Cattura

In questo video potete sentire la versione originale del 1939, eseguita dal gruppo Solomon Linda e the  Evening Birds: lontana, diversa, ancora affascinante.

Qui invece una versione molto più recente, interpretata da Miriam Makeba, cantante africana e attivista contro la discriminazione razziale.

NB:  Sai che la storia di Miriam Makeba si intreccia in modo clamoroso con la cronaca italiana, con i pomodori che arrivano sulle nostre tavole ogni giorno, con la piaga della camorra che opprime il nostro paese e con il coraggio di alcuni immigrati africani che hanno saputo reagire ai soprusi della criminalità organizzata? Miriam Makeba infatti ha cantato il suo ultimo concerto in Italia, a Castel Volturno, in occasione di una manifestazione contro la camorra a cui ha partecipato anche Roberto Saviano. Se vuoi saperne di più, guarda la testimonianza di Saviano al Sole 24 ore.

Fuori dai canoni! Un Rinascimento elettronico

round music sore

Abbiamo iniziato ascoltando qualche canone di Josquin e J. S. Bach e siamo finiti ad eseguire Haitian Fight Song di Mingus. Solo a quel punto ho azzardato la richiesta, invitando i miei studenti a comporre loro stessi un semplice brano attraverso questa tecnica affascinante e antichissima.

Il percorso ha seguito tre tappe:

  1. in una lezione di preparazione ho illustrato i principi fondamentali attraverso cui comporre un canone di quattro misure;
  2. gli studenti hanno realizzato il loro brano software online di notazione musicale noteflight;
  3. in seguito hanno esportato il file MIDI della loro composizione in un altro software online (soundtrap), modificando l’arrangiamento, assegnando le parti a diversi strumenti e aggiungendo, eventualmente, una parte di accompagnamento ritmico. L’effetto è decisamente post-moderno, ma i risultati sono sorprendenti!

A percorso ultimato, devo riconoscere che i ragazzi e le ragazze delle mie classi seconde sono stati all’altezza della non banale richiesta!
Ecco, ad esempio, un frammento del riuscito canone composto da Gaia 1a E.2016-05-23 22_30_00-Tanto tempo fa
Con grande orgoglio quindi, vi presento in questa playlist i risultati, che nel complesso sono decisamente ‘pop’! Buon ascolto.

Che dite, si meritano una parola di apprezzamento?

La consacrazione della primavera

STRAVINSKY

Igor Stravinsky mentre compone il Sacre, in un disegno di  Jean Cacteau

 

Le Sacre du printemps (in italiano conosciuta come La Sagra della primavera) è un balletto rappresentato per la prima volta a Parigi il 29 maggio 1913 al Théâtre des Champs-Elysées dai Balletti russi di Sergej Djagilev, su musica di Igor’ Stravinskij, per la coreografia di Vaclav Nižinskij.

L’influenza delle avanguardie artistiche.

Da alcuni anni Parigi era uno dei centri più importanti per la nascita delle avanguardie artistiche, le cui mostre suscitavano la vivida reazione del pubblico e della critica.
Ad esempio 
il movimento dei fauves (“belve, selvaggi”) aveva scandalizzato l’opinione pubblica, con l’accostamento tra colori contrastanti e la semplificazione delle forme ispirata in parte all’essenzialità delle forme dell’arte tribale di origini Africane (primitivismo).

Anche Stravinskij prese ispirazione dalle tradizioni tribali della Russia arcaica. Le Sacre du printemps infatti rappresenta in forma di balletto i rituali di iniziazione di un gruppo di adolescenti, che si concludono con il sacrificio di una ragazza, attraverso un ballo che la porterà alla morte.

Scenografia e costumi.

La realizzazione di Le Sacre du printemps fu uno sforzo collettivo che coinvolse oltre al musicista anche lo scenografo e etnologo (studioso delle tradizioni popolari) Nikolaj Roerich, che disegnò, per la scenografia, un paesaggio spoglio e selvaggio e costumi ispirati al folklore russo.

La musica.

Per comporre la musica di Stravinskij attinse ad alcune raccolte di canti tradizionali slave, affidandone la melodia agli strumenti in un nuovo contesto sonoro.
Come per i pittori fauves, anche per il Sacre La musica inoltre si basa su contrasti accesi. Per ottenere questo effetto Stravinskij si basa:

  • sull’alternanza tra famiglie strumentali differenti
  • sulla sovrapposizione di melodie tra loro dissonanti (talvolta con differenti tonalità simultanee)
  • su improvvisi cambiamenti di intensità

Uno degli aspetti più importanti della scrittura riguarda il trattamento del ritmo.
In molte parti del Sacre, la pulsazione è scandita da brevi motivi ripetitivi (ostinati), la cui regolarità è interrotta da accenti irregolari e scostanti, creando un senso di urgenza e pericolo.

La coreografia.

Per gran parte del pubblico, abituato all’armoniosità dei movimenti del balletto classico (a sinistra), la coreografia di Nižinskij  fu qualcosa di clamoroso e sconvolgente (una foto storica a destra).

I ballerini nel Sacre si muovevano con gesti apparentemente disarticolati, rigidi e volutamente sgraziati, in sincronia con gli accenti scomposti della musica. Nel complesso Stravinskij e Nižinskij non erano alla ricerca del bello, ma intendevano trasportare lo spettatore nel mondo dimenticato e terribile delle tradizioni tribali slave.

Queste intenzioni si colgono con grande forza nell’episodio Danza degli adolescenti, ricostruito recentemente, attraverso un’attenta ricerca sui documenti, dal corpo di ballo Joffrey Ballet.

Ascoltate come i colpi di timpano e ottoni frammentano la continuità del ritmo, inserendo improvvisi accenti in modo irregolare e ansiogeno.
E’ passato più di un secolo dalla prima rappresentazione del Sacre, ma per la maggior parte delle persone questi ritmi irregolari sono ancora percepiti come qualcosa di strano e inquietante.

Per approfondire

1. Se siete interessati approfondire questo importantissimo evento del Novecento potete consultare una risorsa didattica strepitosa: Keeping score, una guida all’ascolto interattiva  curata dal direttore d’orchestra Michael Tilson Thomas con la San Francisco Symphony Orchestra.

The Rite of Spring _ San Francisco Symphony Keeping Score

Keeping score è un DVD per il mercato statunitense, ma una generosa anteprima del contenuto è disponibile attraverso il sito internet www.keepingscore.org.

2. Stephen Malinowski ha creato un meraviglioso video in cui la notazione del Sacre è tradotta in un’animazione a scorrimento orizzontale (per creare questo video, Malinowski ha utilizzato un file audio del brano realizzato da Jay Bacal attraverso compioni digitali ). In questo modo, senza avere competenze specifiche per la lettura di questa complessa partitura, potete farvi un’idea abbastanza precisa delle strategie compositive di Stravinskij.

Come leggere questo video.

  • Gli assi cartesiani rappresentano altezza e collocazone temporale delle note.
  • Le 5 forme usate per rappresentare le note corrispondono ad altrettante famiglie strumentali :
    • rettangoli: ottoni / timpani / grancassa
    • ottagoni: clarinetti
    • ellissi: flauti / percussioni varie
    • rombi: archi / guiro, triangolo
    • stelle: legni ad ancia doppia (oboe, corno inglese, fagotto)
  • I 12 colori utilizzati, corrispondono alle 12 note della scala cromatica, secondo questo schema:

HarmonicColoring

L’indicazione dei colori è molto utile, ad esempio, per mettere in evidenza come Stravinskij utilizzi il principio della politonalità (due parti diverse utilizzano scale differenti simultaneamente).
Ad esempio: a minuti 12:48 nel registro grave suoni tenuti (colore verde) e, nel registro centrale, un movimento melodico più rapido (toni blu/viola, ossia tonalità tra loro vicine).

2016-01-22 10_31_36-www.musanim.com_pdf_RoS_MalinowskiBacal_ProgramNotes_2013jul24.pdf

Provate ad ascoltarla: con questo uso drammatico della politonalità sembra di assistere allo scontro tra due gruppi musicali indipendenti che si siano casualmente imbattuti l’un l’altro proprio in questo punto!

3. Il Sacre ha lasciato un’impronta indelebile nella musica del Novecento, anche al di fuori dell’ambito strettamente classico/contemporaneo. Charlie Parker, uno dei padri del movimento bebop nel jazz, amava inserire nelle sue improvvisazioni delle citazioni da Stravinskij: questo assolo sul brano Salt Peanuts inizia con una citazione del tema del fagotto con cui si apre il SacreOrnette Coleman, un altro grande musicista jazz, fa iniziare il suo brano Sleep Talk assegnando il medesimo tema alla chitarra elettrica. Più recentemente il trio The Bad Plus ha proposto la resa integrale del Sacre in versione jazz. Una follia decisamente riuscita!

E oggi?

Secondo te le innovazioni ritmiche di Stravinskij sono state assorbite nella musica rock e pop di oggi? Conosci qualche brano musicale in cui sono presenti accenti irregolari e ritmi frammentati, in maniera analoga al Sacre? Aggiungi un tuo commento a riguardo (in fondo all’articolo) e, se vuoi, inserisci il link di youtube corrispondente al brano a cui ti riferisci.

Come condividere uno spartito attraverso noteflight

Se avete composto un brano attraverso il sito noteflight, potete condividere il vostro spartito, inserendo un commento alle pagine di questo blog. Ecco come fare.

Per prima cosa dovete impostare il vostro brano in modo che sia visibile da tutti. Aprite la pagina del vostro brano in noteflight e cercate l’icona “Connect” in alto a destra.

connect

Si aprirà una nuova finestra in cui il programma vi avvisa che il brano non è ancora condiviso: “This score is not currently shared”.

Cliccate sul tasto rosso “Change” per modificare quste impostazioni.

In alcuni browser e dispositivi la grafica potrebbe essere leggermente differente. Il menu di sharing potrebbe apparire con un’icona triangolare, come quella in figura:

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Vi comparirà la finestra che vedete anche qui in figura.

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Alla domanda: Who can access this score, tra le varie opzioni selezionate la casella Everyone (“ognuno può vedere il tuo spartito”) e salvate.

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Se desiderate lavorare in modo collaborativo può essere utile mettere la spunta anche a “Let people copy and export this score”.

Per condividere il brano potete cliccare sull’icona di condivisione (un triangolo, in basso a sinistra nella figura) e copiare il link con la combinazione di tasti Ctrl+C .

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In alternativa, andate quindi sulla barra degli indirizzi e (doppio click) selezionate l’indirizzo web.

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Facendo Click con il tasto destro e selezionando il comando ‘copia’ avrete copiato l’indirizzo web corrispondente al vostro spartito.

In questo modo potrete incollare (Incolla o ‘Paste’) il link all’interno di una email o, ancora meglio, di un commento al blog. Andate quindi alla pagina del blog in cui ho dato le consegne per il lavoro di composizione e aggiungete un nuovo commento. Nel vostro commento inserite il vostro nome proprio (niente cognomi, se siete minori!), la classe e con il tasto destro (comando ‘incolla’ o ‘paste’) incollerete il link corrispondente al vostro spartito. Se riusciremo ad usare questo mezzo in modo efficace l’ora di educazione musicale si aprirà ad una didattica della musica condivisa. Coraggio!

Buon lavoro!

Un’antologia musicale collaborativa [2015]

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Per i lunghi pomeriggi d’estate che stanno per arrivare ho preparato un’ampia antologia di brani. Scegline uno e, dopo averlo ascoltato, inizia a suonarlo seguendo lo spartito interattivo che troverai su noteflight.com.
Alcuni brani sono stati arrangiati da me, mentre altri sono il risultato di un lungo lavoro svolto dagli studenti delle classi seconde, che hanno individuato e arrangiato i loro brani preferiti per eseguirli al flauto dolce, tastiera e chitarra. Se tu stesso hai creato o trovato l’arrangiamento di un brano che ti interessa, condividilo con gli altri! Aggiungi un commento a questo articolo e incolla il link del brano che hai trovato, potrebbe essere una risorsa utile agli altri studenti!
Buon lavoro.

I miei arrangiamenti
Ecco una selezione dei brani che ho arrangiato per le mie classi:

Oh when the saints
Mo better blues di Bill Lee
Don’t worry be happy di Bobby Mc Ferrin
Boogie stop shuffle di Charles Mingus
Stand by me di Ben E. King
My Heart Will Go On
(Titanic) James Horner.
Profondo rosso di Giorgio Gaslini e i Goblin.
Il buono il brutto il cattivo, di Ennio Morricone.
I pirati dei Caraibi
Sweet Home Chicago di Robert Johnson
Schiarazula marazula brano tradizionale del 1500

Gli arrangiamenti degli studenti
Brani scelti e arrangiati dagli studenti di seconda media per organici di vario tipo che comprendono flauti, tastiere e chitarre
Bailando di Enrique Iglesias
Boyfriend diJustin Bieber;
Wrecking ball di Miley Cyrus;
Let it go dal film Frozen il regno di ghiaccio;
Problem di Ariana Grande;
Skyfall di Adele;
Wake me up when september end dei Green day;
Best day of my life degli American Authors;
We will rock you dei Queen;
Dark horse diKaty Perry;
Thinking out loud di Ed Sheeran;
Scream & shout di Britney Spears;
Waka waka di Shakira;
Dangerous di David Guetta
Chandelier di SIA
Whistle di FloRida
Part of me di Katy Perry
Twisted Nerve di Berman Hermann
Burn it Down dei Linkin park.
Yellow Submarine dei Beatles
Dark Fantasy di Kanye West, RZA arr. Yonah S.
Happy ending di Mika

Se vuoi imparare un brano al flauto ma non sai dove mettere le mani, cerca un brano nell’antologia di Learn to Play Recorder Songs, un’antologia di brani didattici raccolti dal sito  www.odogy.com. Troverai, a fianco al pentagramma, la diteggiatura di ogni nota attraverso un’animazione sincronizzata con lo scorrere del brano.

Infine: hai delle idee per brani da suonare in classe? O, ancora meglio, vuoi segnalare un brano che sai suonare? Inserisci un commento al termine di quest’articolo e incolla il link a una pagina di noteflight. Il blog è uno spazio di condivisione sempre aperto!

La grande magia dell’orchestrazione.

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Una delle abilità che le persone comuni invidiano maggiormente ad un compositore è la capacità, stupefacente e per certi versi misteriosa, di immaginare, di fronte ad una partitura, il suono risultante dall’amalgama dell’orchestra. Per un compositore infatti una prassi consueta consiste nel preparare un brano inizialmente al pianoforte e di decidere solo in un secondo momento a quali strumenti affidare ogni parte: una fase che si chiama ‘orchestrazione’. Solitamente a scuola si dedica parecchio tempo (forse troppo!) allo studio degli strumenti, alla loro storia ed eventualmente alla loro classificazione. Avvicinare gli studenti alla magia dell’orchestrazione è un traguardo molto più difficile se non si ha a disposizione un’orchestra con cui sperimentare diverse soluzioni timbriche. La medesima melodia può risultare assertiva e dignitosa con un violoncello, goffa e grottesca con un fagotto, cupa e minacciosa con un trombone, e le combinazioni timbriche che si possono ottenere sovrapponendo i diversi strumenti sono quasi infinite! Il sito didattico della New York Philharmonic Orchestra fornisce un’utile gioco online per avvicinarsi all’arte dell’orchestratore. Agli studenti viene offerta l’opportunità di mettersi nei panni dell’orchestratore, sperimentando diverse soluzioni di orchestrazione a partire da un un esempio celeberrimo: l’episodio del Vecchio castello tratto dai Quadri da un’esposizione di Modest Mussorgsky.

Il brano originale, per solo pianoforte, si basa su tre semplici linee melodiche, ben riconoscibili in questa rappresentazione grafica.

Sappiamo che Maurice Ravel orchestrò questo brano assegnando ogni parte ad un diverso strumento. Puoi provare tu stesso a sperimentare diverse soluzioni timbriche con il programma Orchestration station. Questo video ne illustra il funzionamento).

Una volta entrati nel programma Orchestration station potete decidere a quale strumento affidare una delle tre parti del brano, scegliendo tra trombone, fagotto, violino, clarinetto, violoncello e tromba. Trascinando gli strumenti sulle sedie vuote, assegnerete un timbro alla relativa parte, con la possibilità di raddoppiare o creare amalgami di due strumenti per la medesima parte. Il risultato sonoro si basa su parti interpretate e registrate, quindi risulta particolarmente gratificante.
Attenzione: per funzionare il programma richiede l’installazione del plugin aggiuntivo Shockwave. Come è noto il brano fu scritto da Mussorgsky per il solo pianoforte e solo successivamente il compositore francese Maurice Ravel orchestò lo spartito per orchestra. Allora, dopo aver provato le diverse combinazioni, vi è venuta la curiosità di ascoltare come Ravel ha immaginato il brano per orchestra?

*** Lo studio degli strumenti musicali, organologia, è una disciplina che prende il nome dal termine organum (‘strumento’ in latino). Il sistema di classificazione degli strumenti ancora oggi in uso fu elaborato dagli studiosi Erich Moritz von Hornbostel e Curt Sachs agli inizi del novecento. Se sei interessato all’argomento, guarda questa utile presentazione sulla classificazione degli strumenti musicali su slideshare.

Inoltre: per chi volesse cimentarsi nell’esecuzione del brano ecco un video tutorial, con la partitura e l’esecuzione didattica ad un tempo estremamente lento, per poter essere seguita dai principianti.

La partitura, oggi il brano non è più coperto dal copiright, può essere scaricata qui.

Jazz [1]: una guida sintetica.

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Questo è il primo di una serie di post sulla storia del jazz. Per questi interventi ho riciclato un articolo che scrissi nel 2006 per la voce ‘jazz‘ dell’Enciclopedia Treccani Ragazzi. Il linguaggio e i concetti sono calibrati sulla fascia d’età a cui era rivolta questa pubblicazione: giovani e giovanissimi lettori. Ho inserito qualche link per eventuali approfondimenti e ascolti.

Il jazz, una tradizione musicale radicata nella cultura afroamericana, nasce e si sviluppa negli Stati Uniti nell’arco del 20° secolo. Le varie trasformazioni che hanno segnato la storia del jazz hanno dato luogo a fenomeni molto diversi sia dal punto di vista stilistico sia nel rapporto con il pubblico: nonostante ciò, il jazz è sempre stato una musica che prende forma e vive nel momento dell’esecuzione, attraverso l’apporto personale dei musicisti. Nato come musica di estrazione popolare e legato strettamente al ballo, oggi il jazz è riconosciuto come espressione artistica con caratteristiche proprie e costituisce un patrimonio musicale ascoltato e praticato in tutto il mondo.

Le origini

L’immagine oggi più diffusa del jazz è quella di un genere musicale raffinato, eseguito nei festival o nei locali specializzati, dove i musicisti creano estemporaneamente la propria musica e il cui ascolto, non sempre ;facile, richiede un certo grado di competenza. Questo corrisponde in parte alla realtà odierna, ma non alle varie fasi stilistiche e ai mutamenti di pubblico che hanno segnato la storia del jazz nell’arco di circa un secolo.

Le origini del jazz – termine gergale statunitense di origine incerta – risalgono ai primi anni del Novecento negli Stati Uniti, nell’ambito delle trasformazioni sociali e culturali che attraversava in quel periodo la ;comunità nera, da poco affrancatasi dalla schiavitù.La deportazione di schiavi provenienti dall’Africa occidentale aveva concentrato nel Sud degli Stati Uniti una vasta popolazione di colore, la cui musica comprendeva una varietà di stili legati a contesti e usi differenti. La chiesa era un luogo di forte aggregazione dove si praticava lo spiritual, un canto collettivo che reinterpretava la tradizione degli inni liturgici protestanti. Ascolta ad esempio: Throw Me Anywhere Lord, un canto religioso eseguito da una congregazione religiosa delle Georgia Sea Island (il filmato è dell’etnomusicologa Bess Lomax Hawes e risale al 1964).

Nel corso del tempo lo Spiritual è confluito in un nuovo genere musicale, il Gospel, con arrrangiamenti più elaborati e la presenza di cantanti solisti d’eccezione. Ascolta Aretha Franklin, una grande interprete di Gospel, in una registrazione del 1972effettuata in una chiesa protestante: Climbing Higher Mountains (trying to get home).

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In un altro celebre brano registrato nella stessa occasione, Amazing Grace, sentirai come Aretha Franklin riesce a coinvolgere tutti i presenti: le incitazioni e il battito di mani costituiscono un ingrediente fondamentale per la resa emozionale di questa registrazione. Ascoltare per credere! Amazing Grace, cantato da Aretha Franklin.

Vi erano poi i worksong (canti di lavoro) e il blues, un canto individuale eseguito generalmente su accompagnamento di chitarra che affrontava in modo semplice e diretto le tematiche legate alla difficile vita quotidiana del nero in America (ascolta e suona il brano Sweet Home Chicago di Robert Johnson).

Infine il ragtime, un raffinato genere pianistico che era l’espressione più colta nel panorama musicale afroamericano di quel periodo.

I caratteri specifici

La pratica dell’improvvisazione. Se il ragtime risente dell’influenza di forme e generi musicali di derivazione ;europea, blues e spiritual costituiscono il principale tramite tra il jazz e la cultura musicale ereditata dall’Africa. Fondamentali sono alcuni aspetti che distinguono la concezione musicale afroamericana da quella europea. In primo luogo la musica afroamericana vive principalmente nel momento dell’esecuzione attraverso il contributo personale del musicista: se la musica classica si basa sulla notazione musicale, nel jazz la musica scritta è solo il punto di partenza che permette all’artista di sviluppare le proprie idee musicali durante l’esecuzione, e talvolta è del tutto assente lo spartito. Questo aspetto si concretizza nella pratica dell’improvvisazione, uno dei principi cardine del jazz, che si può definire come una composizione estemporanea, pensata ed eseguita nello stesso istante e sviluppata sotto le dita del musicista durante lo svolgimento di un brano. Improvvisare non significa ‘andare a casaccio’ o suonare qualsiasi cosa venga in mente, ma al contrario richiede grande competenza e abilità: generalmente l’improvvisazione deve sviluppare un’idea iniziale, deve interagire con le proposte musicali degli altri musicisti e deve essere nel complesso coerente.

Intonazione e ritmo. Gli elementi che caratterizzano l’interpretazione jazzistica non sono facilmente trascrivibili mediante la notazione tradizionale su pentagramma. L’intonazione afroamericana, per esempio, segue inflessioni che dal punto di vista della musica classica europea risulterebbero ‘stonature’; tuttavia sono proprio queste minime oscillazioni della voce che rendono un canto blues particolarmente toccante. Lo stesso vale per il timbro degli strumenti, che ogni musicista jazz cerca di rendere il più possibile personale, talvolta alterandone il suono tradizionale. Il jazz, inoltre, eredita dalla cultura musicale africana una particolare sensibilità ritmica. Anche quando non viene eseguito per il ballo, il ritmo del jazz suggerisce sempre l’idea del movimento e viene ‘ascoltato’ anche con il corpo. Ne è un esempio il concetto di swing, che si ottiene quando il musicista ‘gioca’ con impercettibili fluttuazioni del tempo, che all’ascolto danno un senso di relax e al contempo di propulsione in avanti.