Va, pensiero. La colonna sonora del Risorgimento

Immagine mostra. Giuseppe Verdi: un mito italiano

Viva V.E.R.D.I. (C. Gatti , Verdi nelle immagini, Milano, Garzanti, 1941).

Nabucco è la terza opera di Giuseppe Verdi (il titolo originale completo è Nabucodonosor) e quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, Nabucco venne rappresentata per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano. Viene considerata come l’opera più risorgimentale di Verdi.

Il contesto politico e la censura.

La trama racconta l’amore contrastato tra due giovani durante il conflitto tra Ebrei e Babilonesi. All’epoca della sua prima rappresentazione, gli spettatori italiani (e in particolare milanesi) potevano rispecchiarsi nella condizione degli Ebrei, che sulle sponde dell’Eufrate, sconfitti e prigionieri, ricordano con nostalgia e dolore la cara patria perduta con il coro Va, pensiero, sull’ali dorate. A quel tempo il giogo austriaco operava un controllo sulle parole cantate nelle opere, per timore che attraverso la musica si fomentasse un sentimento patriottico antiaustriaco. La censura austriaca più di una volta costrinse Verdi a modificare le proprie intenzioni ed è forse per questo motivo che in questo coro gli ideali di libertà e di riscatto sono espressi in termini molto velati.

Lo studioso Philip Gossett ha sostenuto che:

i cori dei melodrammi hanno effettivamente espresso […], con linguaggio anche musicale l’aspirazione dell’Italia geografica a diventare stato unitario: passando da elementi operistici decorativi a motori del dramma […] e diventando così funzionali a un programma politico unitario, in quanto intesi come messaggi patriottici sia dal pubblico sia dai censori del tempo. Proprio l’enormità, abbondantemente documentata nei suoi scritti, del lavoro delle censure nei vari stati dimostrerebbe che tale era il loro ‘significato’: quello – sostanzialmente mazziniano […] – di essere «coro-popolo», di avere una funzione educativa in senso nazionale.
[citato in A. Guarnieri Corazzol  Melodramma e identità nazionale nel Risorgimento ]

In seguito, dopo il ritorno degli austriaci, passata la stagione delle ‘Cinque giornate’ milanesi, la censura in Italia divenne sempre più condizionante. Opera dopo opera, Verdi faticò a trovare la sua strada all’interno di un mondo politico pericolosissimo. Pertanto, non fu sempre possibile rappresentare le sue opere, come «La battaglia di Legnano» (1848) e «Stiffelio» (1850), nel modo in cui egli le aveva concepite. La censura apportò delle modifiche disastrose al suo «Rigoletto» (1851) e in altre occasioni tentò invano di introdurre modifiche anche più incisive. [Philip Gossett]

Il mito verdiano racconta che la scritta “Viva Verdi” iniziò a comparire sui muri di alcune città italiane come messaggio patriottico, celato dietro un allusivo acronimo: “Viva V[ittorio] E[manuele] R[e] D’I[talia]”.

Va’ pensiero

Prima le parole o la musica?

Mentre in numerose occasioni, Verdi chiese ai propri librettisti di comporre dei versi per una determinata scena di cui aveva già abbozzato la parte musicale, nel caso del Va, pensiero, il compositore partì da un testo finito e, ispirato dalla storia e dai versi di Temistocle Solera, decise di metterlo in musica.
Quindi: prima le parole e poi la musica.
A questo link trovate una parafrasi del testo.

Caratteristiche del testo:

  • Lessico elevato. La lirica è piena di parole lontane dal linguaggio ordinario, oggi quasi incomprensibili e allora segno di distinzione, adatte ad un discorso solenne, di carattere civile:
    • clivi (colli)
    • olezzano (odorano)
    • membranza (ricordo)
    • favella (parola) 
    • Sionne (Sion) e Solima (Gerusalemme).
  • Metrica dell’Inno: versi decasillabi (ogni verso contiene 10 sillabe). L’accento cade sulla 3a, 6a e 9a sillaba (in rosso nell’esempio), creando un ritmo cadenzato e regolare.
Va,  pen sie ro, sull’ a li do ra te;
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Va,  ti po sa sui cli vi, sui col li
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
  • Rime: struttura molto solida, facile da memorizzare, che lega le quattro quatto quartine (gruppi di quattro versi) tra loro:
    • natal (1a quartina) ⇒ fatal  (2a quartina)
    • fu (3a quartina)virtù (4a quartina)
  • Significato: Possiamo vedere la posesia divisa in que parti.
    • 1a parte: prevale il dolore della privazione, è più intima, introspettiva e rassegnata. I prigionieri ricordano (va, pensiero) con i vari sensi la terra d’origine: il tatto (ti posa, tepide e molli), il profumo (olezzano, dolci) e la vista (il Giordano, le torri).
    • 2a parte: prevale la speranza in una reazione. Il popolo prigioniero invoca il potere della musica e di una guida (l’Arpa dei vati) sperando che dal sentimento collettivo di dolore (Le memorie nel petto raccendi, il crudo lamento) scaturisca un’azione comune (un concento).

Per i problemi di censura, il testo non fa riferimento alla possibilità di una ribellione (gli austriaci non l’avrebbero permesso) e rimane molto vago:

Che ne infonda al patire virtù
Che la musica delle arpe sacre possa comunicare al popolo una sofferenza che generi forza.

Ma la musica…?: 

Si può dire che la musica chiarisce il senso delle ultime parole, specificando che per forza  si intende la reazione orgogliosa di un popolo contro l’oppressione dell’invasore?

Ascolta il Va, pensiero in questa versione, una recente interpretazione (Roma 2011) diretta da Riccardo Muti.

Attraverso la piattaforma noteflight.com ho sincronizzato lo spartito della sola melodia (in una riduzione semplificata) con la ripresa video dell’opera. In questo modo è possibile seguire lo spartito mentre si ascolta il brano. Clicca su questo link per accedere allo spartito e al video sincronizzati.

2016-01-28 11_04_12-VA, PENSIERO

 

A minuti 3:13 di questo video (a battuta 17 dello spartito), la melodia ha un improvviso scarto verso un registro più acuto con l’aumento dell’intensità (dal piano al forte). Quali sono i versi cantati in questa parte? E secondo te, quali possono essere state le motivazioni per inserire questo cambiamento improvviso nella melodia?

  • Si tratta di solo ragioni esclusivamente musicali (ad esempio creare una zona di contrasto per non rendere la melodia troppo monotona),
  • oppure Verdi sceglie di musicare in maniera diversa una certa parte di testo, per orientare l’ascoltatore verso una determinata intepretazione delle parole? E, in quest’ultimo caso, quale potrebbe essere il significato suggerito dalla musica
  • Un’ulteriore osservazione: Verdi sceglie di ripetere alcuni versi, mentre la melodia prosegue in maniera differente. Di quali versi si tratta? Vi sono delle ragioni legate al significato delle parole, secondo te?

In altri termini: che cosa aggiunge la musica, che il testo invece accenna soltanto in modo velato?

Attività di ascolto

In questa scheda di ascolto online (compilabile attraverso la piattaforma google documents) trovi il testo del Va, pensiero. Userete questo modulo, al termine della lezione e dell’analisi del brano condotta in classe, per inserire le vostre osservazioni sulle caratteristiche della musica in relazione al testo.
Indicazioni per la complilazione: attenzione a distinguere tra le caratteristiche oggettive della musica (come registro, direzione melodica, ritmo ecc., da inserire in corsivo) e le vostre interpretazioni soggettive (da inserire in grassetto; gli aggettivi ‘triste’ e ‘allegro’ sono vietati!).

Clicca sul SCHEDA DI ASCOLTO per inserire anche le tue osservazioni (è un link destinato ai miei soli alunni, quindi protetto da password). Il risultato di questo lavoro, la scheda contenente le osservazioni degli studenti, si aggiornerà in tempo reale nella schermata qui sotto.

Un simbolo di rinascita.

In questa registrazione trovate un documento storico straordinario: la prima rappresentazione dell’opera dopo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo (l’esecuzione è stata registrata a Napoli nel 1949, quindi a distanza di circa un secolo dalla sua composizione). Ascoltate l’emozione del pubblico, quando, durante l’esecuzione del brano, uno spettatore grida “Viva l’Italia” (a 3:37 del video): gli applausi densi di commozione sovrastano quasi il suono dell’orchestra. Il Va’ pensiero è ormai consacrato come un simbolo di libertà dei popoli dall’oppressione degli invasori.

 

 

Melos+Dramma: come si costruisce un’opera

In questo grafico trovate una rappresentazione sintetica delle diverse fasi che, generalmente, portano alla realizzazione di un’opera.

Opera-mappa_2

Per visualizzare a tutto schermo o scaricare l’immagine puoi cliccare su Opera-mappa.

PS: un caloroso “Grazie!” all’amico Saverio Lamacchia, valente studioso rossiniano, che ha emendato il mio schema di alcune grossolane imprecisioni.

Cantare le emozioni

Con gli studenti delle classi terze abbiamo realizzato una presentazione online per riflettere sulle connessioni tra voce cantata ed emozioni.

  • Siamo partiti osservando le variazioni della prosodia della voce parlata in relazione alla comunicazione delle emozioni.
  • In seguito gli studenti hanno proseguito il lavoro analizzando un breve segmento di una canzone scelta. L’analisi è servita per riflettere sui mezzi espressivi della voce cantata nell’ambito della musica popular.
  • Infine abbiamo inserito alcuni dei risultati in un grafico che prende spunto dagli studi dello psicologo Robert Plutchik  su emozioni primarie e secondarie.

Gli studenti non hanno trovato una canzone per tutte le emozioni inserite della ruota di Plutchik, e gli stati d’animo più rappresentati dalle canzoni sono risultati “tristezza”, “malinconia”, “gioia”, “rabbia”. In questi casi si può cliccare sulla parola e si apriranno le schede di analisi delle canzoni. In ogni scheda è stato inserito un link al video youtube del brano. Si consiglia una visione a schermo intero, buona esplorazione!

 

 

 

Franz Schubert: Il Re degli Elfi [2019]

Il Lied romantico è una breve composizione, solitamente per voce e pianoforte, basata su un testo poetico preesistente.
Nel lied si concentrano molti dei caratteri chiave del romanticismo musicale: l’affinità con la letteratura, la dimensione cameristica (adatta ad esecuzioni raccolte e private); il ricorso a tutte le risorse espressive del pianoforte, la concezione della  musica al servizio dell’espressione.
Nel Lied Il re degli Elfi (composto nel 1815) Schubert mette in musica una ballata che Wolfgang Goethe scrisse nel 1782.
Per la sua poesia, Goethe trasse ispirazione da un terribile fatto di cronaca, raccontato dai giornali del tempo: la notizia di un bambino gravemente malato che il padre aveva portato con sé in una precipitosa cavalcata notturna per i boschi, diretto verso il vicino villaggio nel tentativo di salvargli la vita; il bambino, in preda a una fortissima febbre, dice di vedere l’Erlkönig, il Re degli Elfi, che lo chiama a sé. Il padre cerca di tranquillizzarlo, ma non riesce a raggiungere in tempo il villaggio per salvargli la vita.

Il testo della ballata Il re degli elfi si presta ad essere letto e recitato da quattro diversi studenti (tre personaggi più un narratore)

Tuttavia il brano musicale è interpretato da un solo cantante. Per poter trasporre efficacemente in musica il testo di Goethe, Schubert doveva quindi risolvere alcuni problemi:

  • rendere ben distinguibili le voci dei tre personaggi e del narratore attraverso un solo cantante
  • differenziare i caratteri e le relazioni tra i personaggi: il padre calmo e rassicurante; il bambino spaventato e sempre più in preda all’angoscia; il re degli elfi subdolo e falsamente inoffensivo
  • costruire un’atmosfera complessiva di urgenza e di corsa contro il tempo.

La musica di Schubert riesce a dare vita ai personaggi tratteggiati nella ballata e fornisce alle parole una drammaticità e un senso di urgenza ancora maggiori.
Leggendo il testo di Goethe prima di ascoltare il brano, puoi calarti nei panni del compositore alle prese con un testo da mettere in musica.

Ecco il brano in una magnifica e storica interpretazione.

Ascolta nuovamente il brano e prova a descrivere, per ogni sezione, il modo in cui la musica riesce a rendere la caratterizzazione dei personaggi, facendo riferimento a caratteristiche oggettive della musica (come intensità, ritmo, registro, curva intonativa, emissione vocale) . Inserisci i tuoi commenti nella scheda di ascolto interattiva Il re degli elfi. (l’accesso è protetto da password). 

Go down Moses

 

go down moses

Testo

Rit.:
Go down Moses
Way down to Egypt land
Tell old Pharaoh to
Let My People Go!

 

Strofa 1:
When Israel was in Egypt land…
Let My People Go!
Oppressed so hard They couldn’t stand
Let My People Go!
So the Lord said:
Rit.:
Go down Moses
Way down to Egypt land
Tell old Pharaoh to
Let My People Go!

Strofa 2:
So Moses went to Egypt land…
Let My People Go!
He made old Pharaoh understand…
Let My People Go!
So the Lord said:
[Rit.]Strofa 3:
‘Thus spoke the Lord’, bold Moses said
Let My People Go!
‘If not I’ll strike, your firstborn’s dead’
Let My People Go!
So the Lord said:
Rit.:

Intrepretazione di Louis Armstrong

Interpretazione “a cappella”

Storia e significato del brano

Testo e accordi:

Mo better blues

Mo better blues è un film del regista Spike Lee, che racconta le vicende di un immaginario trombettista di New York. Il brano portante della colonna sonora ha lo stesso titolo del film ed è stato scritto dal padre del regista, Bill Lee, e viene eseguito dal gruppo del trombettista jazz Wynton Marsalis. Ecco la melodia, basata su una scala pentatonica.

better

Nel file su noteflight, la melodia è seguita da una variazione con l’aggiunta di alcuni elementi di ornamentazione

Il brano è abbastanza semplice e di effetto: proveremo a suonarlo in un arrangiamento per flauti (la parte della tromba) e tastiere (divise in 3 diverse parti) e chitarre.

Per suonare con una base di accompagnamento, clicca su:

Partitura completa

Parti individuali:

melodia

melodia per chitarre

accompagnamento 1: bicordi

accompagnamento 2: bicordi

Per le tastiere: attenzione ai bicordi, al Do diesis e al Si sotto il Do centrale.

accompagnamento 3 [pianoforte a due mani]

accordi semplificati [chitarra]

bassi

In questa scena vedete la sequenza in cui il protagonista suona Mo better blues in un locale di New York.