Sonic.pi. Musica e coding nella scuola.

Sonic Pi è uno strumento per la performance e la creazione musicale basato sul coding.

Sonic.pi si utilizza attraverso un linguaggio di programmazione ideato da Sam Aaron.

I suoi punti di forza:

  • è abbastanza semplice poter per essere utilizzato nell’insegnamento del coding e della musica
  • è abbastanza potente per essere utilizzato da musicisti professionisti
  • è completamente gratuito e con un tutorial amichevole
  • è diffuso tra una grande e diversificata comunità di utenti.

Sonic.pi si installa insieme a una ricca gamma di strumenti per iniziare a fare musica: un set di sintetizzatori, alcuni loop e campioni, una vasta libreria di scale e accordi a cui attingere.

Sam Aaron ha creato Sonic.pi con il proposito di promuovere l’insegnamento del coding e della musica digitale nella scuola.
Si tratta però di un programma molto versatile e potente, adatto anche a realizzare performance e installazioni sonore.

Nel febbraio 2020 Aaron è stato invitato dal Servizio Marconi di Bologna per due giorni di workshop e performance: è lì che ho iniziato a usare Sonic.pi.

Ecco Sam Aaron durante una performance di live coding: durante l’esibizione Aaron modifica il codice in tempo reale, modificando il risultato della musica.

Sonic.pi si differenzia da molti dei programmi e dalle piattaforme web-based che di solito utilizzo a scuola per la musica digitale:

  • richiede l’utilizzo di un computer (Windows, Mac o Linux) e non gira sui dispositivi mobili
  • è completamente gratuito, a differenza delle opzioni freemium di tante app commerciali
  • l’immissione dei dati si basa esclusivamente sulle linee di codice
  • l’interfaccia grafica (GUI) si differenzia dalla maggior parte delle app per fare musica digitale:
    • non prevede la notazione musicale
    • non ha la tipica timeline multitraccia in stile DAW
    • non simula dispositivi hardware: sullo schermo non compaiono manopole o fader
  • è un ambiente molto flessibile: mano a mano che si affina la padronanza nel linguaggio è possibile allontanarsi da risultati standard, incontrando come unico limite sembra la propria creatività
  • si può integrare con altri programmi per il coding visuale, per ottenere spettacolari risultati multimediali

Inoltre la programmazione in Sonic.pi (che si basa su un linguaggio di programmazione dedicato derivante da Ruby) ne fa uno strumento educativo formidabile per avvicinare gli studenti al pensiero computazionale

Un club del codice a scuola

Nella scuola media F. Francia di Zola Predosa sto portando avanti un laboratorio pomeridiano basato sull’utilizzo di questo software. Per me, che non ho alcuna esperienza nella programmazione, è stato un salto nel vuoto!

Dopo 10 incontri è il momento di tirare le somme. Il percorso si è svolto con queste tappe:

  • lez. 1: primi comandi per suonare una nota: play e sleep
  • lez. 2: gestire tempo e le durate con sleep
  • lez. 3: i suoni del synth: inviluppo, ADSR e cutoff
  • lez. 4: blocchi di codice, ripetizioni e loop
  • lez. 5: comandi per gestire la casualità
  • lez. 6: melodie, scale, accordi; liste e ring
  • lez. 7: usare i ring con gli accordi
  • lez. 8: samples
  • lez. 9: funzioni e incrementi graduali dei parametri
  • lez. 10: creare un progetto sonoro in collaborazione

L’ora del codice

Dopo la chiusura delle scuole per l’emergenza sanitaria (febbraio / marzo 2021), stiamo proseguendo in didattica a distanza.

Anche se Sonic.pi non nasce come un ambiente di lavoro collaborativo (perché non si basa su una piattaforma online), è molto semplice condividere i progetti.
Un brano musicale in Sonic.pi consiste nelle linee di codice con cui è stato scritto. Per aprire il progetto di un collaboratore è sufficiente ricevere il codice, copiarlo e incollarlo nel programma, ascoltare il brano ed, eventualmente, modificarlo. Quindi proseguire il laboratorio in versione online è stato abbastanza semplice.

Ecco il canovaccio di ogni lezione:

  • Fase 1: Lezione frontale
    • Docente: introduce un nuovo argomento e condivide una presentazione.
    • Studenti: utilizzano il proprio PC con installato Sonic.pi e lavorano ai propri brani in modalità off-line
  • Fase 2: Laboratorio
    • Studenti: attraverso dei commenti nello stream di Classroom, sottopongono il proprio codice in via di definizione, spesso con un problema da risolvere
    • Docente: ri-posta i codici corretti, condivide l’audio del PC da Sonic.pi e commenta.
    • Studenti: copiano e incollano i codici degli altri partecipanti, eventualmente per commentarli o modificarli
  • Fase 3: Code-storm!
    • Poco prima della fine della lezione i partecipanti postano nello stream di Classroom i loro progetti del giorno e, attraverso il PC del docente vengono ascoltati e commentati.
      Abbiamo denominato questa fase “tempesta di codici” perché è effettivamente quello che succede negli ultimi 15 minuti: un continuo susseguirsi di idee musicali!
  • Fase 4: Rielaborazione
  • Periodicamente il docente riordina i codici degli studenti in un unico documento google.

Il plugin Code Blocks permette di visualizzare il codice in maniera più leggibile all’interno di Google documenti: inoltre è possibile inserire commenti e, eventualmente, tracciare linee e schemi esplicativi in Chrome (con l’estensione Web Paint), come in questo esempio.

Come suona Sonic.pi?

Per avere un’idea dei risultati, ecco un brano esemplificativo, realizzato da Massimo E., studente di seconda media.
Massimo ha scritto due blocchi di codice con parti musicali indipendenti che procedono a tempi di metronomo differenti, con un interessante effetto di poliritmia. Questo procedimento, peraltro, sfrutta una delle potenzialità di Sonic.pi precluse a innumerevoli software musicali: far eseguire due parti a metronomi differenti.

Questo è il codice con cui Massimo ha composto il suo pezzo. In questo codice la revisione, con i miei commenti, è posta dopo il simbolo #

E questo è l’ambiente di lavoro di Sonic.pi.

Ecco il lavoro di Valentina, dal risultato sonoro molto diverso:

In questo momento gli studenti sono impegnati a realizzare un progetto finale. Inizialmente avevamo pensato ad un evento di live coding, ma, data la conduzione in didattica a distanza, abbiamo optato per una playlist di brani collaborativi.
To be continued…

Musica e sonoro nel cinema

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In una serie di incontri, a scuola abbiamo affrontato il tema del sonoro e della musica nel linguaggio cinematografico. Questo argomento è stato dispiegato in varie tappe.

I. Usi convenzionali e non convenzionali del sonoro nel cinema [Prezi]

  1. Origini storiche: dal muto alla “colonna sonora” in tre fasi 
    • Il film muto; il cinema parlato (The Jazz Singer, 1927); la colonna sonora hollywoodiana (King Kong, 1933).
  2. Il modello di ascolto del sonoro nel cinema. Tre distinzioni fondamentali che agiscono nell’ascoltatore nel cinema convenzionale
    • tra dentro musica “dentro” e “fuori” la scena (musica diegetica / extradiegetica)
    • tra rumore, dialoghi e musica
    • tra suono oggettivo (tutti i personaggi possono sentirlo) e soggettivo (ascolto interiore di uno dei personaggi).
  3. Casi di ambiguità tra questi livelli nel cinema autoriale
    • Trasformazione da dentro e fuori la scena: scena del fischio in Kill Bill vol. 1 (Quentin Tarantino, 2003)
    • Trasformazione da rumore a musica: scena in fabbrica in Dancer in the Dark (2000,Lars von Trier, Musica: Bjork)
    • Ambiguità tra rumore e musica, tra ascolto soggettivo e suono oggettivo: Scena iniziale in Apocalypse Now (1979, Francis Ford Coppola, Musica: “The End”, The Doors)
    • Passaggio da fuori a dentro la scena nel registro comico: scena dell’arpa in Bananas (1971, Woody Allen) e scena dell’autobus di musicisti in High Anxiety (1977, Mel Brooks)
    • Musica in scena come ascolto interiore (soggettivo) di un personaggio: scena di Salieri che legge gli spartiti di Mozart in Amadeus (1984, Miloš Forman)
    • Sovrapposizione tra musica fuori scena (ascolto soggettivo?) e musiche provenienti dalla scena in Elephant (2003,Gus Van Sant, musica: Ludwig van Beethoven, Sonata n. 14 in Do diesis minore)

II. Alcune funzioni narrative della musica nel film

  1. Ambientazione: in un periodo o in un luogo.
    • Ad es.: scena del reclutamento tra gli immigrati irlandesi durante la guerra civile americana in Gangs of New York 
  2. Demarcazione: segmentare una scena in più parti.
    • Ad es.: scena del tentativo di cattura dello squalo in Lo squalo (Steven Spielberg)
  3. Identificazione: un tema ricorrente può suggerire la presenza o evocare personaggio.
  4. Commento: suggerire o rinforzare un’emozione; rendere il punto di vista di un personaggio
    1. Coerente con per rinforzare le emozioni delle immagini
    2. In dissonanza emotiva rispetto al racconto, per suscitare un senso di dissociazione nello spettatore.
      1. Ad. es: scena dei nazisti che costringono un gruppo di ebrei a ballare in Il pianista.
  5. Dilatazione o contrazione del tempo del racconto.

III. Voce fuori campo e registro poetico

  1. Voce interiore in un contesto verosimile: il personaggio è in scena nell’atto di leggere
    • Es. in Apocalypse Now (F.F. Coppola, 1979) il capitano Benjamin Willard legge una lettera di Kurtz durante il viaggio lungo il fiume Nung. La musica conferisce continuità e un senso di angosciante presagio.
  2. Voce interiore in un contesto poco realistico
    • Es. Scena iniziale in The Tree Of Life (Terrence Malick, 2011): sentiamo i pensieri della protagonista attraverso la sua voce fuori campo, che però è slegata dal tempo rappresentato nelle immagini.  La musica rinforza il contenuto spirituale e profondo del testo, in discordanza rispetto alle immagini di vita quotidiana.
  3. Voce interiore in un prodotto audiovisivo diverso dal film

Comporre per il cinema

Nelle classi terze abbiamo portato a termine un laboratorio sulla musica per il cinema. Agli studenti ho consegnato una lista di scene cinematografiche da musicare, divise in due gruppi:

  • scene concepite senza la componente musicale
  • scene a cui, attraverso un processo complesso di editing, è stata tolta la traccia musicale, mantenendo rumori e dialoghi

Il laboratorio di composizione ha seguito 6 fasi:

  • Gli studenti, divisi in piccoli gruppi, hanno steso un progetto di massima, segmentando la scena in parti e descrivendo le caratteristiche degli interventi musicali.
  • I partecipanti hanno steso alcune brevi idee musicali in notazione, usando noteflight
  • Hanno esportato le parti MIDI in soundtrap, sviluppando il progetto audio e collaborando sul cloud
  • Hanno inserito eventuali effetti sonori
  • Hanno sincronizzato l’attacco delle diverse sezioni con il montaggio delle immagini, gestendo in contemporanea l’audio di soundtrap e il video di youtube
  • Il file audio finale è stato montato insieme alle immagini usando il software di editing video online wevideo

Ecco un assaggio delle nostre colonne sonore.

Star Wars IX Teaser – musica di Francesco e Fabio
Star Wars – musica di Elena e Giorgia
Stranger Things – musica di Rebecca e Gaia
Rocky – musica di Mattia

“…e le genti che passeranno” – Voci resistenti

Un coro contro il Covid-19

Un coro “virtuale” di 70 persone (studenti e docenti) per intonare insieme “Bella ciao”, il canto partigiano divenuto simbolo di impegno civile, resistenza e fratellanza.

Abbiamo iniziato questo lavoro in piena quarantena, nell’aprile 2020, durante la festa della Liberazione. Ogni partecipante ha dato il proprio contributo registrandosi con il cellulare, ognuno con la propria voce: chi sussurrando, chi cantando a gola spiegata, chi quasi parlando, chi interpretando il tempo a modo suo. Questo l’emozionante risultato.

Per intonare il canto abbiamo utilizzato una versione particolare del brano: non la versione storica di Roberto Leydi e Sandra Mantovani proposta dal Nuovo Canzoniere Italiano negli anni ’60, ma quella, molto più pop, inserita nella serie La casa di carta (La casa de papel, di Álex Pina).

In anni recenti Bella ciao è diventata parte del suono globale della protesta civile non violenta, allargando il suo significato: dalla condizione storicamente determinata della lotta antifascista, è diventato un canto di opposizione e resistenza a tutte le forme di oppressione non democratica, come si è visto durante il movimento statunitense di Occupy.

Con La casa di carta, Bella ciao ha assunto ancora una nuova veste ed è diventata un’icona pop. E’ possibile che in quest’appropriazione il canto abbia perso parte della sua forza, ma ha anche dimostrato una prodigiosa capacità di mutarsi e diffondersi tra le generazioni più giovani. Passando di voce in voce, e rigenerandosi ogni volta, questa semplice melodia instilla la curiosità di andare a ritroso nel tempo e di riscoprire le radici di quelle parole. Come un vero anticorpo contro i soprusi, Bella ciao si diffonde e cura.

C’è un verso bellissimo della canzone, che prende forza e autenticità attraverso un italiano che sa di antico, di parlata schietta e contadina : “…e le genti che passeranno…”.

Siamo noi “le genti che passeranno”, ha osservato un giorno un mio studente.

Come dargli torto?

Al coro hanno partecipato gli studenti delle classi seconde e terze delle scuole F. Francia – I.C. Zola di Zola Predosa, (BO).

La canzone al microscopio. Dove le parole suonano e la musica dice.

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Immagine al microscopio di un microsolco su disco in vinile

Una canzone nasce dalla combinazione di due elementi: il testo e la musica. Questo legame è indissolubile. Ascoltando la sola musica di una canzone (ad esempio in una versione strumentale o ascoltando una canzone in un testo che non siamo in grado di comprendere) si perderanno molti dei significati del brano. Ugualmente leggendo il testo di una canzone senza ascoltarne la versione sonora, avremo una versione pallida e debole rispetto alla forza originaria del brano registrato. Descrivere a parole quali sono gli elementi che contribuiscono a dare forza e intensità a una canzone può essere un’impresa molto difficile.
Quella che segue è una breve guida per orientarsi tra i diversi elementi che costituiscono le canzoni. Alcuni degli esempi che trovate sono stati proposti dai miei studenti di terza media.

La forma della canzone 

Ci sono cantautori che stendono prima il testo e poi danno una veste musicale alle parole e musicisti che iniziano creando una melodia e poi cercano le parole che si adattino alla musica. Qualsiasi sia il punto di partenza, la canzone poi si sviluppa attraverso un percorso che dura solitamente intorno ai 3 – 4 minuti (ci sono chiaramente molte eccezioni!).
Dopo aver stabilito le idee iniziali, un autore cerca di dare “forma” a una canzone, ossia colloca nell’arco della durata di un brano le varie parti che lo compongono.
In questo modo prende forma la struttura della canzone, ossia la successione delle sue parti: 

  • Introduzione
  • Strofa
  • Ritornello
  • Inciso
  • Intermezzo (o interludio / obbligato / assolo) strumentale
  • Coda

La terminologia anglosassone:

  • Intro 
  • Verse
  • Chorus (con o senza pre-chorus) 
  • Middle eight / Bridge
  • Instrumental 
  • Coda

STROFA E RITORNELLO (verse e chorus)

Il più delle volte una canzone si organizza in due parti distinte basate su due motivi di diverso carattere musicale ed espressivo. 

Strofa

Nella strofa l’autore solitamente racconta una vicenda. L’interesse dell’ascoltatore ricade prevalentemente sul testo e meno sulla musica. 

  • Il testo della strofa solitamente è più esteso di quello contenuto nel ritornello: le parole sviluppano un filo narrativo chiaro che si estende per più strofe e, mentre la melodia si mantiene invariata ad ogni ripetizione, il testo cambia (si possono quindi distinguere Strofa 1, Strofa 2, ecc.). 
  • La musica della strofa presenta solitamente una melodia dalle emozioni contenute, con un percorso abbastanza lungo, senza ampi salti di altezza. In altre parole la melodia asseconda il testo mantenendo un andamento abbastanza vicino al parlato. Quando la strofa precede il ritornello, ha la funzione di preparare e ritardare l’arrivo del momento emozionalmente più intenso: il ritornello.
  • Il termine inglese analogo a strofa è Verse

Ritornello

Nel ritornello la musica e la voce si caricano di intensità. 

  • La musica del ritornello ha un ruolo più rilevante: solitamente nell’arrangiamento si aggiungono nuovi strumenti di accompagnamento, il ruolo della batteria diventa più rilevante, la melodia si alza di tonalità e di intensità, le linee melodiche seguono un ritmo incisivo che si ripete. 
  • Il testo del ritornello si concentra sulla ripetizione di un concetto chiave, che spesso è in relazione al titolo del brano, con poche parole ripetute identiche ad ogni ritornello. L’unione di testo e melodia forma un insieme molto coeso e facilmente memorizzabile.
  • Il termine inglese analogo a ritornello è Chorus (o Refrain)

Inizio con Strofa (Verse) 

Nelle canzoni in cui la strofa precede il ritornello, la canzone segue, di solito, un percorso di intensificazione, ossia cresce gradualmente e raggiunge il culmine con il ritornello. Di solito c’è un tema narrativo che viene sviluppato ad ogni ritorno della strofa. Per apprezzare la canzone è fondamentale seguire e comprendere il testo.
Alcuni esempi di canzone che iniziano con la strofa (a volte preceduta da un’introduzioneù):

Inizio con Chorus (Ritornello)

  • Durante gli anni del grande ascolto radiofonico (anni ‘50 e ‘60) nel repertorio inglese e americano, molte canzoni iniziavano con la sezione più incisiva e memorabile: il chorus, eventualmente intervallato dalla sezione di contrasto Bridge.
    Un inizio con chorus cattura subito l’attenzione dell’ascoltatore con il motivo principale e si imprime nella memoria: nei primi secondi la parte musicale e il sound complessivo è in maggior evidenza rispetto al significato delle parole.
  • Una canzone che inizia con il Chorus può presentare il Verse in una posizione successiva
    Ad esempio:
  • The Beatles – Don’t Let Me Down
  • The Beatles – She Loves You
  • Tha Supreme – blun7 a swishland

 Varianti: 

  • Rap: spesso nei brani Rap la parte “rappata” assume la funzione di strofa seguita da un Chorus cantato o basato su una melodia strumentale più orecchiabile. Ad es. Frankie HI-NRG MC – Quelli Che Benpensano.
  • Canzone strofica: Una canzone può essere formata da un’unica melodia che si ripete, variando il testo.
    Esempi: 

  • Pre-chorus: In alcuni brani il passaggio dal verse al chorus può avviene con una sezione intermedia chiamata pre-chorus.
    Alcuni esempi di pre-chorus:
    – in Smells like teen spirits dei Nirvana il pre-chorus coincide con i versi: “Hello, hello, hello, how low”. L’inizio della struttura è: Intro – Verse 1 – Pre-chorus  – Chorus  (riff) …
    – in Firework di Katy Perry il chorus è chiaramente preceduto da una sezione di preparazione, il pre-chorus: Intro – Verse 1 – Verse 2 – Pre-chorus  – Chorus …
  • Canzone monotematica: dal punto di vista della melodia e del giro di accordi non ci sono cambiamenti, mentre dal punto di vista del testo strofa e ritornello sono distinti: è il caso di tanti pezzi folk-rock, o basati su riff, come:
    – Neil Young- My My, Hey Hey (Out Of The Blue)
    Lucio Battisti Canzone del sole 

INIZIO / INTRODUZIONE 

L’inizio di una canzone è una parte molto importante che determina in che modo si svilupperà il resto della struttura.
Alcune canzoni iniziano immediatamente con il canto (strofa o ritornello), mentre altre iniziano con una breve parte strumentale, che introduce l’atmosfera del brano, assesta la tonalità principale con alcuni accordi e prepara l’ingresso della voce.
A volte l’introduzione contiene un’idea musicale che si imprime subito nella memoria, ad esempio un riff, e diventa un tema ricorrente nel brano.
Altre volte l’introduzione propone solo una parte di accordi e ritmo, che continuacome accompagnamento durante la strofa.
Alcuni esempi di canzoni con introduzione strumentale: 

  • Roberto Vecchioni: Samarcanda : l’introduzionecontiene una melodia orecchiabile che ritorna più nel brano e sostituisce la funzione del ritornello  
  • Sting: Englishman In New York: L’introduzione consiste in una parte di accordi senza melodia che continuerà come accompagnamento alla quando inizia la strofa.
  • Paul Simon – 50 Ways to Leave Your Lover: l’introduzione si apre con una lunga parte di batteria, a cui si aggiungono gradualmente altri strumenti

Varianti:

Molte canzoni rock hanno un’introduzione strumentale basata su un riff: una breve frase melodica dal ritmo incisivo che si ripete durante l’intera sezione di una canzone (di solito il chorus o l’intermezzo strumentale) costituendone l’ossatura.
Alcuni esempi di canzoni basate su riff:

FINALE / CODA

Ci sono diversi modi per chiudere un brano:

  • con un finale improvviso suonato da tutta la band
  • con un effetto di dissolvenza (“sfoumato” o “fade out”), cioè diminuendo progressivamente il livello del volume mentre si ripete il ritornello o una sua parte (refrain).
  • aggiungendo una nuova parte melodica, detta coda, con funzione conclusiva, che si può ripetere numerose volte.

Un esempio di finale con dissolvenza:

Esempi di finale con aggiunta di una coda: 

  • Beatles – Hey Jude: la coda assume dimensioni eccezionali, occupando addirittura più della metà della durata del brano.
  • Coldplay –  Trouble

INCISO (Middle 8 / Bridge)

In alcune canzoni in cui il ritornello (o chorus) è breve o in cui la strofa (o verse) si ripete senza un vero e proprio ritornello, per interrompere le ripetizioni del ritornello spesso è necessario inserire un inciso, ossia una melodia nuova, solitamente dal carattere più moderato e introspettivo rispetto all’energico ritornello. Per questo motivo solitamente l’inciso compare nella seconda metà di un brano. Talvolta la medesima funzione dell’inciso è ottenuta inserendo un intermezzo strumentale con nuovo materiale melodico. A volte la parte della canzone che ha funzione di inciso pone qualche problema al lavoro di segmentazione e analisi, ecco il motivo di tanti nomi diversi: Middle 8, bridge… 

Alcuni esempi di canzone con inciso:

Ma la poesia deve seguire una grammatica? 

Tutte queste considerazioni formano una sorta di “sintassi della canzone“: le caratteristiche più consuete della forma canzone formano un insieme di “regole” che variano anche a seconda dei generi musicali.
Trovare gli ingredienti giusti per una canzone di successo può essere importante per il mercato musicale (quindi per case discografiche, radio, piattaforme di streaming come spotify, ecc.). Tuttavia, per fortuna, non è detto che rispettando alla lettera le “corrette” regole grammaticali si generi una bona canzone.
Forse è più vero il contrario: probabilmente ogni grande canzone della storia della popular music contiene in sé almeno una piccola deviazione dalle regole: nel testo o nella musica, nell’arrangimento o nella melodia, in tutte le sue componenti insieme.
La creatività di un musicista non ha bisogno di seguire necessariamente l’insieme di queste regole allo stesso modo in cui un poeta non deve necessariamente rispettare grammatica e sintassi. Però entrambi devono conoscerle e padroneggiarle!

Alcuni esempi di importanti, bellissime e “stranissime” canzoni che non seguono le convenzioni di struttura illustrate precedentemente:

Una proposta: nelle canzoni che conosci cerca aspetti che deviano dai percorsi più consueti del genere musicale a cui appartiene (nella struttura, nella voce, nell’arrangiamento, nel ritmo ecc.).

Ecco una scheda che vi può guidare nell’analisi di una canzone.