La scala a portata di mani

Parecchio tempo fa un grande didatta di nome Kodaly pensò ad un modo per associare le note le note della scala di Do ad alcuni gesti della mano. In questo video la canzone Do Re Mi, dal musical The sound of music, viene illustrata attraverso questi gesti.

L’autore del video (visualmusicalminds.com) hanno messo a disposizione anche una scheda con il testo e il gesto associato ad ogni nota

L’ultimo viaggio. Musica per uno spettacolo teatrale.

Fotogramma dal film:
Korczak (1990) di Andrzej Wajda (115′)

In occasione del giorno della memoria, la compagnia teatrale della scuola (IC Zola Predosa) ha rappresentato lo spettacolo teatrale L’ultimo viaggio, ispirato ai libri di Janus Korczack. L’attività teatrale è stata coordinata e diretta dal regista Filippo Plancher dell’associazione Cantharide e il collega Michele Chiappini ha dato un prezioso contributo alla parte musicale. Le mie classi terze hanno realizzato le musiche di scena dello spettacolo, che potete ascoltare in questa playlist.

Il lavoro ha coinvolto tutti gli studenti delle classi IIIE e IIIF, con esiti anche superiori alle mie aspettative. Bravi ragazzi!

Riassumo brevemente le fasi dell’attività, per chi fosse interessato agli aspetti didattici.

  • Di fronte ad una bozza del copione, insieme al regista abbiamo identificato quali parti dello spettacolo avrebbero richiesto un intervento musicale. Sono state individuate quattro tipologie di brani, a seconda delle esigenze drammaturgiche: musica da sogno; marcia funebre; marca trionfale; musica percussiva.
  • Ho distribuito gli incarichi all’interno delle classi, chiedendo ad ogni coppia di studenti di realizzare una proposta per due tipologie di brani.
  • Il lavoro è proseguito in due tempi: composizione in notazione (con noteflight) e realizzazione del progetto audio (con soundtrap)
  • Ho fornito alcune indicazioni di base per procedere alla composizione dei brani in notazione (noteflight). Riassumo qui i miei suggerimenti.
    • musica da sogno: riferimenti al minimalismo, prevedendo di inserire materiali sonori concreti (ad es. il brano Giochi d’infanzia)
    • marcia funebre: costruzione di una struttura armonica affine al corale; tonalità minore; melodia dalle campate lunghe; presenza di minime dissonanze nella componente armonica; crescendo progressivo e riempimento del registro con l’aggiunta
      graduale di strumenti; percussioni (ad es. il brano L’ultimo viaggio).
    • marcia identitaria: costruzione di un modulo ritmico di accompagnamento; struttura accordale diatonica; scrittura di una parte di basso; melodia basata su un modulo ritmico ripetitivo; percussioni da parata; crescendo progressivo e accumulazione delle parti strumentali(Ad es. il brano Marcia e bandiera).
    • musica ritmica: stratificazione piramidale di moduli ritmici con un effetto di accumulazione; struttura ABA con dissolvenza in ingresso ed uscita (ad es. il brano LittleDAvvo e LittleSofi).
  • Una volta che il materiale compositivo su pentagramma era soddisfacente, gli studenti hanno esportato il tutto su soundtrap, lavorando alla resa timbrica degli strumenti, all’aggiunta di parti percussive attraverso loop, all’inserto di suoni concreti e al missaggio finale.
  • Gli studenti hanno condiviso i loro progetti audio con me, in modo che potessi intervenire con modifiche minime per migliorare alcuni aspetti.
  • Insieme alle classi abbiamo ascoltato tutte le composizioni e infine abbiamo selezionato una rosa di proposte da fornire al regista.

Va, pensiero. La colonna sonora del Risorgimento

Immagine mostra. Giuseppe Verdi: un mito italiano

Viva V.E.R.D.I. (C. Gatti , Verdi nelle immagini, Milano, Garzanti, 1941).

Nabucco è la terza opera di Giuseppe Verdi (il titolo originale completo è Nabucodonosor) e quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, Nabucco venne rappresentata per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano. Viene considerata come l’opera più risorgimentale di Verdi.

Il contesto politico e la censura.

La trama racconta l’amore contrastato tra due giovani durante il conflitto tra Ebrei e Babilonesi. All’epoca della sua prima rappresentazione, gli spettatori italiani (e in particolare milanesi) potevano rispecchiarsi nella condizione degli Ebrei, che sulle sponde dell’Eufrate, sconfitti e prigionieri, ricordano con nostalgia e dolore la cara patria perduta con il coro Va, pensiero, sull’ali dorate. A quel tempo il giogo austriaco operava un controllo sulle parole cantate nelle opere, per timore che attraverso la musica si fomentasse un sentimento patriottico antiaustriaco. La censura austriaca più di una volta costrinse Verdi a modificare le proprie intenzioni ed è forse per questo motivo che in questo coro gli ideali di libertà e di riscatto sono espressi in termini molto velati.

Lo studioso Philip Gossett ha sostenuto che:

i cori dei melodrammi hanno effettivamente espresso […], con linguaggio anche musicale l’aspirazione dell’Italia geografica a diventare stato unitario: passando da elementi operistici decorativi a motori del dramma […] e diventando così funzionali a un programma politico unitario, in quanto intesi come messaggi patriottici sia dal pubblico sia dai censori del tempo. Proprio l’enormità, abbondantemente documentata nei suoi scritti, del lavoro delle censure nei vari stati dimostrerebbe che tale era il loro ‘significato’: quello – sostanzialmente mazziniano […] – di essere «coro-popolo», di avere una funzione educativa in senso nazionale.
[citato in A. Guarnieri Corazzol  Melodramma e identità nazionale nel Risorgimento ]

In seguito, dopo il ritorno degli austriaci, passata la stagione delle ‘Cinque giornate’ milanesi, la censura in Italia divenne sempre più condizionante. Opera dopo opera, Verdi faticò a trovare la sua strada all’interno di un mondo politico pericolosissimo. Pertanto, non fu sempre possibile rappresentare le sue opere, come «La battaglia di Legnano» (1848) e «Stiffelio» (1850), nel modo in cui egli le aveva concepite. La censura apportò delle modifiche disastrose al suo «Rigoletto» (1851) e in altre occasioni tentò invano di introdurre modifiche anche più incisive. [Philip Gossett]

Il mito verdiano racconta che la scritta “Viva Verdi” iniziò a comparire sui muri di alcune città italiane come messaggio patriottico, celato dietro un allusivo acronimo: “Viva V[ittorio] E[manuele] R[e] D’I[talia]”.

Va’ pensiero

Prima le parole o la musica?

Mentre in numerose occasioni, Verdi chiese ai propri librettisti di comporre dei versi per una determinata scena di cui aveva già abbozzato la parte musicale, nel caso del Va, pensiero, il compositore partì da un testo finito e, ispirato dalla storia e dai versi di Temistocle Solera, decise di metterlo in musica.
Quindi: prima le parole e poi la musica.
A questo link trovate una parafrasi del testo.

Caratteristiche del testo:

  • Lessico elevato. La lirica è piena di parole lontane dal linguaggio ordinario, oggi quasi incomprensibili e allora segno di distinzione, adatte ad un discorso solenne, di carattere civile:
    • clivi (colli)
    • olezzano (odorano)
    • membranza (ricordo)
    • favella (parola) 
    • Sionne (Sion) e Solima (Gerusalemme).
  • Metrica dell’Inno: versi decasillabi (ogni verso contiene 10 sillabe). L’accento cade sulla 3a, 6a e 9a sillaba (in rosso nell’esempio), creando un ritmo cadenzato e regolare.
Va,  pen sie ro, sull’ a li do ra te;
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Va,  ti po sa sui cli vi, sui col li
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
  • Rime: struttura molto solida, facile da memorizzare, che lega le quattro quatto quartine (gruppi di quattro versi) tra loro:
    • natal (1a quartina) ⇒ fatal  (2a quartina)
    • fu (3a quartina)virtù (4a quartina)
  • Significato: Possiamo vedere la posesia divisa in que parti.
    • 1a parte: prevale il dolore della privazione, è più intima, introspettiva e rassegnata. I prigionieri ricordano (va, pensiero) con i vari sensi la terra d’origine: il tatto (ti posa, tepide e molli), il profumo (olezzano, dolci) e la vista (il Giordano, le torri).
    • 2a parte: prevale la speranza in una reazione. Il popolo prigioniero invoca il potere della musica e di una guida (l’Arpa dei vati) sperando che dal sentimento collettivo di dolore (Le memorie nel petto raccendi, il crudo lamento) scaturisca un’azione comune (un concento).

Per i problemi di censura, il testo non fa riferimento alla possibilità di una ribellione (gli austriaci non l’avrebbero permesso) e rimane molto vago:

Che ne infonda al patire virtù
Che la musica delle arpe sacre possa comunicare al popolo una sofferenza che generi forza.

Ma la musica…?: 

Si può dire che la musica chiarisce il senso delle ultime parole, specificando che per forza  si intende la reazione orgogliosa di un popolo contro l’oppressione dell’invasore?

Ascolta il Va, pensiero in questa versione, una recente interpretazione (Roma 2011) diretta da Riccardo Muti.

Attraverso la piattaforma noteflight.com ho sincronizzato lo spartito della sola melodia (in una riduzione semplificata) con la ripresa video dell’opera. In questo modo è possibile seguire lo spartito mentre si ascolta il brano. Clicca su questo link per accedere allo spartito e al video sincronizzati.

2016-01-28 11_04_12-VA, PENSIERO

 

A minuti 3:13 di questo video (a battuta 17 dello spartito), la melodia ha un improvviso scarto verso un registro più acuto con l’aumento dell’intensità (dal piano al forte). Quali sono i versi cantati in questa parte? E secondo te, quali possono essere state le motivazioni per inserire questo cambiamento improvviso nella melodia?

  • Si tratta di solo ragioni esclusivamente musicali (ad esempio creare una zona di contrasto per non rendere la melodia troppo monotona),
  • oppure Verdi sceglie di musicare in maniera diversa una certa parte di testo, per orientare l’ascoltatore verso una determinata intepretazione delle parole? E, in quest’ultimo caso, quale potrebbe essere il significato suggerito dalla musica
  • Un’ulteriore osservazione: Verdi sceglie di ripetere alcuni versi, mentre la melodia prosegue in maniera differente. Di quali versi si tratta? Vi sono delle ragioni legate al significato delle parole, secondo te?

In altri termini: che cosa aggiunge la musica, che il testo invece accenna soltanto in modo velato?

Attività di ascolto

In questa scheda di ascolto online (compilabile attraverso la piattaforma google documents) trovi il testo del Va, pensiero. Userete questo modulo, al termine della lezione e dell’analisi del brano condotta in classe, per inserire le vostre osservazioni sulle caratteristiche della musica in relazione al testo.
Indicazioni per la complilazione: attenzione a distinguere tra le caratteristiche oggettive della musica (come registro, direzione melodica, ritmo ecc., da inserire in corsivo) e le vostre interpretazioni soggettive (da inserire in grassetto; gli aggettivi ‘triste’ e ‘allegro’ sono vietati!).

Clicca sul SCHEDA DI ASCOLTO per inserire anche le tue osservazioni (è un link destinato ai miei soli alunni, quindi protetto da password). Il risultato di questo lavoro, la scheda contenente le osservazioni degli studenti, si aggiornerà in tempo reale nella schermata qui sotto.

Un simbolo di rinascita.

In questa registrazione trovate un documento storico straordinario: la prima rappresentazione dell’opera dopo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo (l’esecuzione è stata registrata a Napoli nel 1949, quindi a distanza di circa un secolo dalla sua composizione). Ascoltate l’emozione del pubblico, quando, durante l’esecuzione del brano, uno spettatore grida “Viva l’Italia” (a 3:37 del video): gli applausi densi di commozione sovrastano quasi il suono dell’orchestra. Il Va’ pensiero è ormai consacrato come un simbolo di libertà dei popoli dall’oppressione degli invasori.

 

 

Melos+Dramma: come si costruisce un’opera

In questo grafico trovate una rappresentazione sintetica delle diverse fasi che, generalmente, portano alla realizzazione di un’opera.

Opera-mappa_2

Per visualizzare a tutto schermo o scaricare l’immagine puoi cliccare su Opera-mappa.

PS: un caloroso “Grazie!” all’amico Saverio Lamacchia, valente studioso rossiniano, che ha emendato il mio schema di alcune grossolane imprecisioni.

Inno alla gioia: suonalo con odogy!

beethoven

Illustrazione di Ian Wright

Cliccando sull’immagine si aprirà uno spartito interattivo nella versione su noteflight.

Eccone una versione in Sol maggiore

 

Vorreste suonare l’Inno alla gioia al flauto dolce (recorder, in inglese) ma avete difficoltà nel leggere le note?

Aiutatevi con questo tutorial su youtube.

 

Per le CHITARRE: qui il link allo spartito interattivo comprendente la pèarte per le chitarre.

Oppure potete aiutarvi con un’applicazione online gratuita e accessibile a tutti: www.odogy.com. Il sito offre una soluzione semplice e utile.

Learn to Play Recorder Songs: questa pagina contiene un’antologia di brani per lo studio del flauto dolce, inseriti dagli utenti a scopo didattico . E’ possibile suonare i brani insieme allo spartito online, vedere le posizioni del flauto dolce in corrispondenza di ogni nota, e persino registrare la propria esecuzione in sincrono con l’avanzare dello spartito.

In un post precedente ho analizzato la struttura melodica dell’Inno alla gioia, tratto dalla Nona Sinfonia di Beethoven, per un laboratorio di composizione. Se però non siete ancora in grado di seguire lo spartito a tempo e avete bisogno di una guida per la diteggiatura da seguire sul flauto, potete provare ad usare le animazioni di Odogy. Qui troverete lo spartito del solo tema e, alla sinistra del pentagramma, un flauto stilizzato, con l’indicazione della diteggiatura per ogni nota. Clicca sull’immagine dello spartito per aprire la versione dell’Inno alla gioia sul sito odogy.

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Attenzione: il primo foro in alto corrisponde al portavoce del flauto: il foro posteriore che si preme con il pollice della mano sinistra.
In quest’immagine ho inserito alcune annotazioni sulla schermata principale.

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Infine , per chi volesse eseguire il brano con uno spartito più tradizionale, eccone anche una versione semplificata in tonalità di Sol maggiore.

 

 

Cantare le emozioni

Con gli studenti delle classi terze abbiamo realizzato una presentazione online per riflettere sulle connessioni tra voce cantata ed emozioni.

  • Siamo partiti osservando le variazioni della prosodia della voce parlata in relazione alla comunicazione delle emozioni.
  • In seguito gli studenti hanno proseguito il lavoro analizzando un breve segmento di una canzone scelta. L’analisi è servita per riflettere sui mezzi espressivi della voce cantata nell’ambito della musica popular.
  • Infine abbiamo inserito alcuni dei risultati in un grafico che prende spunto dagli studi dello psicologo Robert Plutchik  su emozioni primarie e secondarie.

Gli studenti non hanno trovato una canzone per tutte le emozioni inserite della ruota di Plutchik, e gli stati d’animo più rappresentati dalle canzoni sono risultati “tristezza”, “malinconia”, “gioia”, “rabbia”. In questi casi si può cliccare sulla parola e si apriranno le schede di analisi delle canzoni. In ogni scheda è stato inserito un link al video youtube del brano. Si consiglia una visione a schermo intero, buona esplorazione!

 

 

 

Riconoscere le note supentagramma con musictheory.net

Se non padroneggiate ancora bene il pentagramma, potete utilizzare il sito musictheory.com per esercitarvi.

Ho creto un breve video in cui spiego come impostare l’esercitazione.

 

Dopo aver guardato il video, cliccate sul link https://www.musictheory.net/

Al termine del vostro esercizio potete inviare il risultato ala mia email istituzionale @iczola.istruzioneer.it

Buon lavoro!