Un nuovo mondo di musica: Dvorak e lo spiritual

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Dvorak, Schizzo per il Largo della Sinfonia Dal nuovo mondo

Intorno al 1890, il compositore boemo Antonín Dvořák insegnò al Conservatorio di New York City. Tra i suoi studenti c’era anche Harry Burleigh, un compositore e un cantante baritono neroamericano. Burleigh ebbe la grande intuizione di reinterpretare la musica di tradizione orale della propria comunità religiosa, le melodie degli spiritual (qui un mio articoletto per la Treccani Ragazzi), attraverso raffinati arrangiamenti per coro. Prima della diffusione di questi arrangiamenti, gli spiritual erano cantati generalmente in chiesa su tempi piuttosto rapidi e prevedevano un ampio margine di variazione da parte dei membri del coro (eterofonia). Un esempio di questo tipo di spiritual arcaico si può vedere nei bellissimi filmati girati da Bess Lomax Hawes (sorella del grande etnomusicologo Alan Lomax) negli anni Sessanta (www.media-generation.com). Qui vediamo il gruppo di cantanti folk Georgia Sea Island Singers eseguire il brano Adam in the Garden.

Con la diffusione degli arrangiamenti di Burleigh, nacque un’altra versione dello spiritual: una musica cantata a tempo lento (molto più simile alla solennità dell’Inno), priva quindi del battito di mani e del ballo, arrangiata secondo una partitura prefissata, cantata da un coro di semiprofessionisti e pensata per essere fruita in un’esibizione pubblica (il concerto). Un’altra delle innovazioni apportate da Burleigh è stata l’invenzione dello spiritual solistico: da allora le melodie spiritual, con l’accompagnamento del pianoforte, possono far parte del repertorio solistico di un cantante.

Come ha dimostrato la studiosa Wayne Shirley, nel 1893 Dvorak si ispirò ad uno spiritual, Deep River, per uno dei temi della Sinfonia dal nuovo mondo (nel movimento Largo).

Ho inserito uno spartito di questa bellissima melodia (semplificato, trasposto in tonalità di DO maggiore e sincronizzato con l’audio dell’orchestra) sulla piattaforma noteflight.com.

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Clicca qu questo link per accedere alla pagina dello spartito.

Deep River divenne famoso negli USA grazie anche ad alcuni arrangiamenti di Burleigh. Non solo la melodia di Dvorak somiglia da vicino a quella dello spiritual, ma, come ha scoperto lo studioso Joe Horowitz, l’arrangiamento di Burleigh per sole voci maschili di Deep River (una versione poco nota del 1917) prevede un’introduzione con accordi che rimandano chiaramente al maestro boemo. Confrontate le due introduzioni nel Largo di Dvorak e nell’arrangiamento di Deep River di Burleigh, eseguito dal gruppo Cantus. La vicinanza tra questi due arrangiamenti suggerisce un risultato impressionante: non solo Dvorak si ispirò allo spiritual per codificare la sua poetica, ma fu lo spiritual stesso (nella stile formalizzato con cui si diffuse nelle sale da concerto) ad essere stato influenzato da Dvorak!

A questo link trovate una versione di Deep River per pianoforte e voce cantata da Paul Robeson.

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Burleigh ebbe un ruolo importante anche nel promuovere il valore artistico dello spiritual. Ecco cosa scriveva nell’introduzione all’arrangiamento di Go down Moses (Ricordi, 1917).

Success in singing these Folk Songs is primarily dependent upon deep spiritual feeling. The voice is not nearly so important as the spirit; and then rhythm, for the Negro’s soul is linked with rhythm, and is an essential characteristic of most all Folk Songs.

It is a serious misconception of their meaning and value to treat them as “minstrel” songs, or to try to make them funny by a too literal attempt to imitate the manner of the Negro in singing them, by swaying the body, clapping the hands, or striving to make the peculiar inflections of voice that are natural with the colored people. Their worth is weakened unless they are done impressively, for through all these songs there breathes a hope, a faith in the ultimate justice and brotherhood of man. The cadences of sorrow invariably turn to joy, and the message is ever manifest that eventually deliverance from all that hinders and oppresses the soul will come and man – every man – will be free.

La consacrazione della primavera

STRAVINSKY

Igor Stravinsky mentre compone il Sacre, in un disegno di  Jean Cacteau

 

Le Sacre du printemps (in italiano conosciuta come La Sagra della primavera) è un balletto rappresentato per la prima volta a Parigi il 29 maggio 1913 al Théâtre des Champs-Elysées dai Balletti russi di Sergej Djagilev, su musica di Igor’ Stravinskij, per la coreografia di Vaclav Nižinskij.

L’influenza delle avanguardie artistiche.

Da alcuni anni Parigi era uno dei centri più importanti per la nascita delle avanguardie artistiche, le cui mostre suscitavano la vivida reazione del pubblico e della critica.
Ad esempio 
il movimento dei fauves (“belve, selvaggi”) aveva scandalizzato l’opinione pubblica, con l’accostamento tra colori contrastanti e la semplificazione delle forme ispirata in parte all’essenzialità delle forme dell’arte tribale di origini Africane (primitivismo).

Anche Stravinskij prese ispirazione dalle tradizioni tribali della Russia arcaica. Le Sacre du printemps infatti rappresenta in forma di balletto i rituali di iniziazione di un gruppo di adolescenti, che si concludono con il sacrificio di una ragazza, attraverso un ballo che la porterà alla morte.

Scenografia e costumi.

La realizzazione di Le Sacre du printemps fu uno sforzo collettivo che coinvolse oltre al musicista anche lo scenografo e etnologo (studioso delle tradizioni popolari) Nikolaj Roerich, che disegnò, per la scenografia, un paesaggio spoglio e selvaggio e costumi ispirati al folklore russo.

La musica.

Per comporre la musica di Stravinskij attinse ad alcune raccolte di canti tradizionali slave, affidandone la melodia agli strumenti in un nuovo contesto sonoro.
Come per i pittori fauves, anche per il Sacre La musica inoltre si basa su contrasti accesi. Per ottenere questo effetto Stravinskij si basa:

  • sull’alternanza tra famiglie strumentali differenti
  • sulla sovrapposizione di melodie tra loro dissonanti (talvolta con differenti tonalità simultanee)
  • su improvvisi cambiamenti di intensità

Uno degli aspetti più importanti della scrittura riguarda il trattamento del ritmo.
In molte parti del Sacre, la pulsazione è scandita da brevi motivi ripetitivi (ostinati), la cui regolarità è interrotta da accenti irregolari e scostanti, creando un senso di urgenza e pericolo.

La coreografia.

Per gran parte del pubblico, abituato all’armoniosità dei movimenti del balletto classico (a sinistra), la coreografia di Nižinskij  fu qualcosa di clamoroso e sconvolgente (una foto storica a destra).

I ballerini nel Sacre si muovevano con gesti apparentemente disarticolati, rigidi e volutamente sgraziati, in sincronia con gli accenti scomposti della musica. Nel complesso Stravinskij e Nižinskij non erano alla ricerca del bello, ma intendevano trasportare lo spettatore nel mondo dimenticato e terribile delle tradizioni tribali slave.

Queste intenzioni si colgono con grande forza nell’episodio Danza degli adolescenti, ricostruito recentemente, attraverso un’attenta ricerca sui documenti, dal corpo di ballo Joffrey Ballet.

Ascoltate come i colpi di timpano e ottoni frammentano la continuità del ritmo, inserendo improvvisi accenti in modo irregolare e ansiogeno.
E’ passato più di un secolo dalla prima rappresentazione del Sacre, ma per la maggior parte delle persone questi ritmi irregolari sono ancora percepiti come qualcosa di strano e inquietante.

Per approfondire

1. Se siete interessati approfondire questo importantissimo evento del Novecento potete consultare una risorsa didattica strepitosa: Keeping score, una guida all’ascolto interattiva  curata dal direttore d’orchestra Michael Tilson Thomas con la San Francisco Symphony Orchestra.

The Rite of Spring _ San Francisco Symphony Keeping Score

Keeping score è un DVD per il mercato statunitense, ma una generosa anteprima del contenuto è disponibile attraverso il sito internet www.keepingscore.org.

2. Stephen Malinowski ha creato un meraviglioso video in cui la notazione del Sacre è tradotta in un’animazione a scorrimento orizzontale (per creare questo video, Malinowski ha utilizzato un file audio del brano realizzato da Jay Bacal attraverso compioni digitali ). In questo modo, senza avere competenze specifiche per la lettura di questa complessa partitura, potete farvi un’idea abbastanza precisa delle strategie compositive di Stravinskij.

Come leggere questo video.

  • Gli assi cartesiani rappresentano altezza e collocazone temporale delle note.
  • Le 5 forme usate per rappresentare le note corrispondono ad altrettante famiglie strumentali :
    • rettangoli: ottoni / timpani / grancassa
    • ottagoni: clarinetti
    • ellissi: flauti / percussioni varie
    • rombi: archi / guiro, triangolo
    • stelle: legni ad ancia doppia (oboe, corno inglese, fagotto)
  • I 12 colori utilizzati, corrispondono alle 12 note della scala cromatica, secondo questo schema:

HarmonicColoring

L’indicazione dei colori è molto utile, ad esempio, per mettere in evidenza come Stravinskij utilizzi il principio della politonalità (due parti diverse utilizzano scale differenti simultaneamente).
Ad esempio: a minuti 12:48 nel registro grave suoni tenuti (colore verde) e, nel registro centrale, un movimento melodico più rapido (toni blu/viola, ossia tonalità tra loro vicine).

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Provate ad ascoltarla: con questo uso drammatico della politonalità sembra di assistere allo scontro tra due gruppi musicali indipendenti che si siano casualmente imbattuti l’un l’altro proprio in questo punto!

3. Il Sacre ha lasciato un’impronta indelebile nella musica del Novecento, anche al di fuori dell’ambito strettamente classico/contemporaneo. Charlie Parker, uno dei padri del movimento bebop nel jazz, amava inserire nelle sue improvvisazioni delle citazioni da Stravinskij: questo assolo sul brano Salt Peanuts inizia con una citazione del tema del fagotto con cui si apre il SacreOrnette Coleman, un altro grande musicista jazz, fa iniziare il suo brano Sleep Talk assegnando il medesimo tema alla chitarra elettrica. Più recentemente il trio The Bad Plus ha proposto la resa integrale del Sacre in versione jazz. Una follia decisamente riuscita!

E oggi?

Secondo te le innovazioni ritmiche di Stravinskij sono state assorbite nella musica rock e pop di oggi? Conosci qualche brano musicale in cui sono presenti accenti irregolari e ritmi frammentati, in maniera analoga al Sacre? Aggiungi un tuo commento a riguardo (in fondo all’articolo) e, se vuoi, inserisci il link di youtube corrispondente al brano a cui ti riferisci.

Storia di una canzone.

canzone

Con le classi terze abbiamo ragionato sui processi produttivi che regolano, nella maggioranza dei casi, le diverse fasi della creazione di una canzone nell’industria discografica. A partire da questa riflessione ho realizzato uno schema sulla piattaforma online http://www.draw.io.

Storia di una canzone- dall'ideazione all'ascolto

Nel comporre e mettere a punto i nostri due blues con le classi terze, abbiamo provato a seguire questo schema. Il docente ha scelto la struttura formale e accordale (il blues), ogni alunno ha composto una diversa melodia, la classe ha scelto la più rappresentativa e collettivamente ha agito da paroliere, inserendo il testo (su noteflight.com). A partire da questo canovaccio, ogni studente  ha proposto un diverso arrangiamento (sempre attraverso noteflight): le migliori proposte sono state incluse nella versione definitiva dello spartito. La classe quindi ha iniziato a studiare l’esecuzione del brano con il seguente organico:

  • coro di 20 voci, che in alternanza si distribuiscono anche le parti dei flauto dolce e tastiera
  • 4 chitarre
  • basso elettrico
  • batteria

Ora quindi ci troviamo a metà del percorso, nella fase di interpretazione. Tra breve dovremo registrare, curare la post-produzione, pubblicare il bano, curarne l’aspetto grafico e la promozione. La strada è ancora lunga, coraggio!

Soundtrap [4]. Come condividere un brano

condividere

Se avete avete realizzato un primo brano con il programma soundtrap, le modalità per condividere con altri il vostro risultato sono molto semplici.

Dopo essere entrati nel programma con il vostro account sarete indirizzati alla vostra Home page (per tornare alla home, cliccate sul logo di Soundtrap, in alto a sinistra.)

I vostri brani sono elencati in basso, visualizabili con la forma d’onda (come nell’esempio).

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Sotto al vostro brano compare l’icona Share, atraverso la quale si apre la finestra di condivisione (immagine sotto). Tra le varie opzioni che si aprono, per gli studenti l di sotto dei 13 anni è meglio utilizzare la condivisione tramite link, lasciando perdere i social network.
Se il vostro brano è ancora nello stato ‘Private‘, il programma ti mostrerà un link segreto (secret link) valido solo per sette giorni. IN questo modo potete mostrare a qualcuno il vostro lavoro in una fase di bozza, senza però correre il rischio che il brano venga condiviso a vostra insaputa. Dopo sette giorni infatti il link si annulla automaticamente.

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Per consegnare il brano definitivamente è necessario quindi prima di tutto rendere pubblica la traccia. Dovete andare nella vostra home page e individuare il brano da condividere. Sul lato destro i tre puntini di sospensione indicano delle opzioni da attivare. Cliccando sopra i puntini si apre un nuovo menù: scegliete “Make project public“.

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A questo punto troverete il vostro brano sotto la cartella “My public project” nella barra in alto.

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La grafica della traccia cambierà leggermente e sarete pronti a condividere il brano in modo definitivo, cliccando sull’icona di condivisione. Questa volta il programma vi darà un link permanente.

 

Potrete comunque cancellare il brano quando lo desiderate.

Per inviare il vostro brano su questo blog: copiate il link del vostro brano con il tasto destro del mouse (oppure Ctrl+C); inserite un commento a questo stesso articolo chiarendo se si tratta di una prova tecnica o di un brano finito; con il tasto destro incollate il link (oppure Ctrl+V). E il gioco è fatto! Buon lavoro.

Come condividere uno spartito attraverso noteflight

Se avete composto un brano attraverso il sito noteflight, potete condividere il vostro spartito, inserendo un commento alle pagine di questo blog. Ecco come fare.

Per prima cosa dovete impostare il vostro brano in modo che sia visibile da tutti. Aprite la pagina del vostro brano in noteflight e cercate l’icona “Connect” in alto a destra.

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Si aprirà una nuova finestra in cui il programma vi avvisa che il brano non è ancora condiviso: “This score is not currently shared”.

Cliccate sul tasto rosso “Change” per modificare quste impostazioni.

In alcuni browser e dispositivi la grafica potrebbe essere leggermente differente. Il menu di sharing potrebbe apparire con un’icona triangolare, come quella in figura:

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Vi comparirà la finestra che vedete anche qui in figura.

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Alla domanda: Who can access this score, tra le varie opzioni selezionate la casella Everyone (“ognuno può vedere il tuo spartito”) e salvate.

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Se desiderate lavorare in modo collaborativo può essere utile mettere la spunta anche a “Let people copy and export this score”.

Per condividere il brano potete cliccare sull’icona di condivisione (un triangolo, in basso a sinistra nella figura) e copiare il link con la combinazione di tasti Ctrl+C .

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In alternativa, andate quindi sulla barra degli indirizzi e (doppio click) selezionate l’indirizzo web.

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Facendo Click con il tasto destro e selezionando il comando ‘copia’ avrete copiato l’indirizzo web corrispondente al vostro spartito.

In questo modo potrete incollare (Incolla o ‘Paste’) il link all’interno di una email o, ancora meglio, di un commento al blog. Andate quindi alla pagina del blog in cui ho dato le consegne per il lavoro di composizione e aggiungete un nuovo commento. Nel vostro commento inserite il vostro nome proprio (niente cognomi, se siete minori!), la classe e con il tasto destro (comando ‘incolla’ o ‘paste’) incollerete il link corrispondente al vostro spartito. Se riusciremo ad usare questo mezzo in modo efficace l’ora di educazione musicale si aprirà ad una didattica della musica condivisa. Coraggio!

Buon lavoro!

Old school blues. Due brani di vera classe!

blues classe

Ecco i due blues composti dalla 3D e dalla 3E. Per il momento abbiamo gli spartiti, in seguito arriveranno le registrazioni. Per ascoltarne una versione su noteflight (e per esercitarsi a suonarli) potete andare su:

Blues della 3D: Everyday blues

Blues della 3E: The music I like

2016-01-08 22_53_36-Copy of Everyday blues [3D]

2016-01-08 22_53_05-The music I like [3E]

Ogni studente ha proposto una melodia originale ed in seguito il brano è stato assemblato conservando le parti migliori dei vari elaborati. Il processo cooperativo con cui gli studenti hanno realizzato i due brani è spiegato sommariamente in queste due pagine:
1. la consegna;
2.
l’aggiunta del testo e delle parti strumentali.

Ottim lavoro ragazzi! Ora dobbiamo suonarlo!

Ascolto

Cucù! Chi è? Roland Kirk! Serenade to a Cuckoo.

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Al grande polistrumentista jazz Roland Kirk (musicista non vecente) non mancava certo il senso dell’humor. Ha dedicato questa bella melodia basata su un basso ostinato discendente al verso del cuculo, o meglio dell’orologio a cucù. Stiamo provando questo brano con le classi seconde e qui lo puoi sentire eseguito al flauto traverso dall’autore nel disco “I Talk With The Spirits” (1964). Attenzione: nella parte B del tema sembra di sentire un secondo flauto esporre una seconda linea melodica. In realtà è lo stesso Kirk che canta una linea di accompagnamento (e lo fa mentre contemporaneamente suona il flauto traverso!).

Qui invece Roland Kirk in un video dal vivo:

Serenade To a Cuckoo

Clicca sull’immagine per visualizzare e ascoltare la partitura interattiva in noteflight (per flauto, chitarra e tastiera)

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La struttura del brano nel nostro arrangiamento è  la seguente:

Introduzione (violoncello e chitarra; altri strumenti: interventi rumoristici)
A (tema: tastiera)
B (tema: tastiera)
A (tema: flauto dolce)
B (tema: fl. dolce, seconda voce: tastiera )
Improvvisazione (16 battute: a turno vari strumenti improvvisano brevi interventi melodici)
A (tema: flauto dolce)
B (tema: fl. dolce, seconda voce: tastiera )
Coda (tema: fl. dolce, seconda voce: tastiera)

Attenzione!
Nella parte centrale è prevista un’ improvvisazione. Per prepararti studia bene le note della scala blues di Mi (vedi l’esempio seguente), in senso ascendente e discendente. Eventualmente estendi la scala anche in altre ottave, a piacimento. Usa il file su noteflight come base per esercitarti suonandoci sopra delle brevi melodie inventate da te.
Un consiglio: inizialmente scegli due o tre note della scala e prova ad improvvisare usando solo quelle (eventualmente ripetendo spesso la medesima altezza),concentrati però sul ritmo, che dev’essere vario e deciso. Nell’improvvisazione l’intenzione ritmica è la cosa più importante!

Attenzione al si bemolle (o la diesis): serve come nota di passaggio. Una melodia suona “meglio” se da questa nota si scende a La o si sale a Si.

Infine, se si senti più sicuro, opzionalmente a questa scala puoi anche aggiungere la nota FA diesis.

Ecco, come esempio, una riuscita esecuzione con la classe II A e la II B di Borgonuovo nel 2011.

L’organico:

  • 3 flauti traversi
  • 12 flauti dolci
  • 3 violoncelli
  • 6 chitarre
  • 12 tastiere
  • un tamburello

Le improvvisazioni sono di: flauto dolce, pianoforte, flauto traverso, flauto dolce, chitarra.

AGGIORNAMENTO:

Se non siete ancora in grado di seguire lo spartito a tempo e avete bisogno di una guida per la diteggiatura da seguire sul flauto, potete andare alla pagina del brano che ho inserito su odogy. Qui troverete lo spartito del solo tema e, alla sinistra del pentagramma, un flauto stilizzato, con l’indicazione della diteggiatura per ogni nota
Attenzione: il primo foro in alto corrisponde al portavoce posteriore, che si preme con il pollice della mano sinistra.
In quest’immagine ho inserito alcune annotazioni sulla schermata principale.

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