Jazz [2]. Da New Orleans a Chicago.

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Il primo jazz a New Orleans

La creazione di un nuovo tipo di musica. È difficile stabilire con precisione in che modo, a partire dai vari generi e stili musicali presenti in America agli inizi del Novecento, si venne a creare un nuovo tipo di musica che gradualmente prese il nome di jazz. Ciò dipende dal fatto che le prime registrazioni discografiche risalgono a diversi anni più tardi, quando ormai il jazz era un fenomeno diffuso e riconosciuto, per cui non possiamo sapere veramente quale fosse il suono del primo jazz.

Nella nascita del jazz ha un ruolo fondamentale New Orleans, il porto commerciale della Louisiana: agli inizi del secolo la sua popolazione era composita e comprendeva afroamericani insieme a Francesi, Spagnoli e Inglesi. A New Orleans inoltre si eseguiva musica di tutti i tipi: ogni evento pubblico era l’occasione per un ballo o per una fanfara di ottoni, nei teatri si tenevano rappresentazioni operistiche e, mentre per strada si esibivano anonimi cantanti blues, nel quartiere a luci rosse chiamato Storyville trovavano impiego i migliori pianisti di ragtime.

Creoli e neri. Al tempo della schiavitù, la popolazione afroamericana era divisa in due gruppi: i creoli di sangue misto, da tempo resi liberi e integrati nella vita cittadina, e i neri, che vivevano in condizioni assai disagiate. Molti creoli avevano ricevuto un’educazione musicale di stampo europeo e si differenziavano da quei musicisti neri (come i suonatori di blues) che erano musicalmente autodidatti. Con la fine della schiavitù (1865) e l’inasprirsi dei sentimenti razzisti nel Sud degli Stati Uniti, i creoli perdettero la loro posizione di privilegio e si ritrovarono a subire insieme ai neri la discriminazione razziale. Negli stessi anni la crescente richiesta di musica d’intrattenimento favorì la collaborazione tra musicisti creoli e neri, che cercarono di integrare le loro differenti concezioni musicali.

Nacquero così piccoli complessi formati da pochi strumenti a fiato (clarinetto, cornetta, trombone) con l’accompagnamento di contrabbasso (o bassotuba), banjo e batteria, la cui musica attingeva tanto alla tradizione bandistica europea quanto al ragtime e al blues (ascolta e suona il brano tradizionale Oh When the Saints). Questo modo di suonare, che venne successivamente denominato stile New Orleans, prevedeva momenti di cosiddetta polifonia improvvisata: un modo di arricchire una melodia di base dove gli strumenti a fiato si inseguono in un fitto intreccio di melodie, originando una festosa musica collettiva.

Gli anni Venti a Chicago

La musica di New Orleans raccolse per la prima volta l’interesse del vasto pubblico americano dopo che nel 1917 un gruppo di eccentrici musicisti bianchi (l’Original Dixieland jazz band) registrò quello che è considerato il primo disco jazz. In questo periodo gran parte della popolazione nera del Sud si stava spostando in cerca di lavoro, concentrandosi nei più importanti centri industriali statunitensi, come Chicago, che divenne il fulcro dell’attività musicale neroamericana degli anni Venti. Per il pubblico nero il jazz rappresentava ormai la principale musica di intrattenimento e per soddisfare questa richiesta le compagnie discografiche della città iniziarono ad attingere al ricco bacino di musicisti afroamericani. In particolare quelli provenienti da New Orleans, come il trombettista King Oliver, il sassofonista Sidney Bechet o il compositore e pianista Jelly Roll Morton, nelle cui registrazioni lo stile New Orleans raggiunse un perfetto equilibrio tra la cura degli arrangiamenti e l’apporto individuale dei membri della band.

Con la crescente diffusione del jazz i musicisti affinarono sempre di più la capacità di improvvisare nuove melodie a partire da un tema di riferimento. Tra loro, un giovane trombettista di New Orleans di nome Louis Armstrong si distinse subito come una personalità musicale d’eccezione. Grazie alla padronanza dello strumento e alle idee ritmiche innovative, Armstrong diventò ben presto un punto di riferimento per tutti i jazzisti. Il suono della sua tromba e il suo modo di improvvisare erano immediatamente riconoscibili e conferivano un vigore ritmico – uno swing – fino ad allora sconosciuto. Il percorso di Armstrong segnò una svolta nell’idea stessa di jazz: nacque l’esibizione del musicista solista che propone nuove invenzioni melodiche sostenuto dall’accompagnamento del resto della band.

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