Va, pensiero. La colonna sonora del Risorgimento

Immagine mostra. Giuseppe Verdi: un mito italiano

Viva V.E.R.D.I. (C. Gatti , Verdi nelle immagini, Milano, Garzanti, 1941).

Nabucco è la terza opera di Giuseppe Verdi (il titolo originale completo è Nabucodonosor) e quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, Nabucco venne rappresentata per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano. Viene considerata come l’opera più risorgimentale di Verdi.

Il contesto politico e la censura.

La trama racconta l’amore contrastato tra due giovani durante il conflitto tra Ebrei e Babilonesi. All’epoca della sua prima rappresentazione, gli spettatori italiani (e in particolare milanesi) potevano rispecchiarsi nella condizione degli Ebrei, che sulle sponde dell’Eufrate, sconfitti e prigionieri, ricordano con nostalgia e dolore la cara patria perduta con il coro Va, pensiero, sull’ali dorate. A quel tempo il giogo austriaco operava un controllo sulle parole cantate nelle opere, per timore che attraverso la musica si fomentasse un sentimento patriottico antiaustriaco. La censura austriaca più di una volta costrinse Verdi a modificare le proprie intenzioni ed è forse per questo motivo che in questo coro gli ideali di libertà e di riscatto sono espressi in termini molto velati.

Lo studioso Philip Gossett ha sostenuto che:

i cori dei melodrammi hanno effettivamente espresso […], con linguaggio anche musicale l’aspirazione dell’Italia geografica a diventare stato unitario: passando da elementi operistici decorativi a motori del dramma […] e diventando così funzionali a un programma politico unitario, in quanto intesi come messaggi patriottici sia dal pubblico sia dai censori del tempo. Proprio l’enormità, abbondantemente documentata nei suoi scritti, del lavoro delle censure nei vari stati dimostrerebbe che tale era il loro ‘significato’: quello – sostanzialmente mazziniano […] – di essere «coro-popolo», di avere una funzione educativa in senso nazionale.
[citato in A. Guarnieri Corazzol  Melodramma e identità nazionale nel Risorgimento ]

In seguito, dopo il ritorno degli austriaci, passata la stagione delle ‘Cinque giornate’ milanesi, la censura in Italia divenne sempre più condizionante. Opera dopo opera, Verdi faticò a trovare la sua strada all’interno di un mondo politico pericolosissimo. Pertanto, non fu sempre possibile rappresentare le sue opere, come «La battaglia di Legnano» (1848) e «Stiffelio» (1850), nel modo in cui egli le aveva concepite. La censura apportò delle modifiche disastrose al suo «Rigoletto» (1851) e in altre occasioni tentò invano di introdurre modifiche anche più incisive. [Philip Gossett]

Il mito verdiano racconta che la scritta “Viva Verdi” iniziò a comparire sui muri di alcune città italiane come messaggio patriottico, celato dietro un allusivo acronimo: “Viva V[ittorio] E[manuele] R[e] D’I[talia]”.

Va’ pensiero

Prima le parole o la musica?

Mentre in numerose occasioni, Verdi chiese ai propri librettisti di comporre dei versi per una determinata scena di cui aveva già abbozzato la parte musicale, nel caso del Va, pensiero, il compositore partì da un testo finito e, ispirato dalla storia e dai versi di Temistocle Solera, decise di metterlo in musica. Quindi: prima le parole e poi la musica.

Caratteristiche del testo:

  • Lessico elevato. La lirica è piena di parole lontane dal linguaggio ordinario, oggi quasi incomprensibili e allora segno di distinzione, adatte ad un discorso solenne, di carattere civile:
    • clivi (colli)
    • olezzano (odorano)
    • membranza (ricordo)
    • favella (parola) 
    • Sionne (Sion) e Solima (Gerusalemme).
  • Metrica dell’Inno: versi decasillabi (ogni verso contiene 10 sillabe). L’accento cade sulla 3a, 6a e 9a sillaba (in rosso nell’esempio), creando un ritmo cadenzato e regolare.
Va,  pen sie ro, sull’ a li do ra te;
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Va,  ti po sa sui cli vi, sui col li
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
  • Rime: struttura molto solida, facile da memorizzare, che lega le quattro quatto quartine (gruppi di quattro versi) tra loro:
    • natal (1a quartina) ⇒ fatal  (2a quartina)
    • fu (3a quartina)virtù (4a quartina)
  • Significato: Possiamo vedere la posesia divisa in que parti.
    • 1a parte: prevale il dolore della privazione, è più intima, introspettiva e rassegnata. I prigionieri ricordano (va, pensiero) con i vari sensi la terra d’origine: il tatto (ti posa, tepide e molli), il profumo (olezzano, dolci) e la vista (il Giordano, le torri).
    • 2a parte: prevale la speranza in una reazione. Il popolo prigioniero invoca il potere della musica e di una guida (l’Arpa dei vati) sperando che dal sentimento collettivo di dolore (Le memorie nel petto raccendi, il crudo lamento) scaturisca un’azione comune (un concento).

Per i problemi di censura, il testo non fa riferimento alla possibilità di una ribellione (gli austriaci non l’avrebbero permesso) e rimane molto vago:

Che ne infonda al patire virtù
Che la musica delle arpe sacre possa comunicare al popolo una sofferenza che generi forza.

Ma la musica…?: 

Si può dire che la musica chiarisce il senso delle ultime parole, specificando che per forza  si intende la reazione orgogliosa di un popolo contro l’oppressione dell’invasore?

Ascolta il Va, pensiero in questa versione, una recente interpretazione (Roma 2011) diretta da Riccardo Muti. Attraverso la piattaforma noteflight.com ho sincronizzato lo spartito della sola melodia (in una riduzione semplificata) con la ripresa video dell’opera. In questo modo è possibile seguire lo spartito mentre si ascolta il brano. Clicca su questo link per accedere allo spartito e al video sincronizzati.

2016-01-28 11_04_12-VA, PENSIERO

 

A minuti 3:13 di questo video (a battuta 17 dello spartito), la melodia ha un improvviso scarto verso un registro più acuto con l’aumento dell’intensità (dal piano al forte). Quali sono i versi cantati in questa parte? E secondo te, quali possono essere state le motivazioni per inserire questo cambiamento improvviso nella melodia?

  • Si tratta di solo ragioni esclusivamente musicali (ad esempio creare una zona di contrasto per non rendere la melodia troppo monotona),
  • oppure Verdi sceglie di musicare in maniera diversa una certa parte di testo, per orientare l’ascoltatore verso una determinata intepretazione delle parole? E, in quest’ultimo caso, quale potrebbe essere il significato suggerito dalla musica
  • Un’ulteriore osservazione: Verdi sceglie di ripetere alcuni versi, mentre la melodia prosegue in maniera differente. Di quali versi si tratta? Vi sono delle ragioni legate al significato delle parole, secondo te?

In altri termini: che cosa aggiunge la musica, che il testo invece accenna soltanto in modo velato?

Attività di ascolto

In questa scheda di ascolto online (compilabile attraverso la piattaforma google documents) trovi il testo del Va, pensiero. Userete questo modulo, al termine della lezione e dell’analisi del brano condotta in classe, per inserire le vostre osservazioni sulle caratteristiche della musica in relazione al testo.
Indicazioni per la complilazione: attenzione a distinguere tra le caratteristiche oggettive della musica (come registro, direzione melodica, ritmo ecc., da inserire in corsivo) e le vostre interpretazioni soggettive (da inserire in grassetto; gli aggettivi ‘triste’ e ‘allegro’ sono vietati!).

Clicca sul SCHEDA DI ASCOLTO per inserire anche le tue osservazioni (è un link destinato ai miei soli alunni, quindi protetto da password). Il risultato di questo lavoro, la scheda contenente le osservazioni degli studenti, si aggiornerà in tempo reale nella schermata qui sotto.

Un simbolo di rinascita.

In questa registrazione trovate un documento storico straordinario: la prima rappresentazione dell’opera dopo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo (l’esecuzione è stata registrata a Napoli nel 1949, quindi a distanza di circa un secolo dalla sua composizione). Ascoltate l’emozione del pubblico, quando, durante l’esecuzione del brano, uno spettatore grida “Viva l’Italia” (a 3:52 del video): gli applausi densi di commozione sovrastano quasi il suono dell’orchestra. Il Va’ pensiero è ormai consacrato come un simbolo di libertà dei popoli dall’oppressione degli invasori.

 

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Monteverdi – Orfeo – 1607

L’Orfeo è un’opera lirica, più precisamente una «favola in musica», di Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio. Tratta dalla Fabula di Orfeo di Poliziano, l’opera si compone di un prologo («Prosopopea della musica») e cinque atti. Fu rappresentata per la prima volta il 24 febbraio 1607 nel Palazzo Ducale di Mantova.

Vi propongo tre episodi:

1. Prologo della Musica: apre lo spettacolo e anticipa la  tematica è più importante del racconto: la musica può far provare forti emozioni anche alle menti “più gelate”.

2.  “Vi ricorda o boschi ombrosi”, un’aria che canta lo stesso Orfeo, lieto per le nozze con Euridice (prima di conoscere dalla messaggera la notizia della orte dell’amata).

3. Orfeo e Caronte: è il momento cruciale in cui Orfeo riesce a convincere CAronte a traghettarlo verso il mondo degli Inferi, trasgredendo alle regole dell’Ade.

NB: sotto ogni filmato trovate il testo relativo.

1. PROLOGO

LA MUSICA
Dal mio Permesso amato a voi ne vegno,
Incliti eroi, sangue gentil de’ regi,
Di cui narra la fama eccelsi pregi,
Né giunge al ver, perch’è tropp’alto il segno.

Io la Musica son, ch’ai dolci accenti
So far tranquillo ogni turbato core,
Et or di nobil ira ci or d’amore
Poss’infiammar le più gelate menti.

2. “Vi ricorda o boschi ombrosi”

ATTO SECONDO: Ritornello

PASTORE I e PASTORE Il
In questo prato adorno
Ogni selvaggio nume
Sovente ha per costume
Di far lieto soggiorno.

Ritornello

Qui Pan, Dio de’ pastori,
S’udì talor dolente
Rimembrar dolcemente
Suoi sventurati amori.

Ritornello

Qui le Napee vezzose,
Schiera sempre fiorita,
Con le candide dita
Fur viste a coglier rose.

Ritornello

CORO di NINFE e PASTORI
Dunque fa degni, Orfeo,
Del suon della tua lira
Questi campi ove spira
Aura d’odor sabeo.

Ritornello

ORFEO
Vi ricorda, o bosch’ombrosi,
De’ miei lungh’aspri tormenti,
Quando i sassi ai miei lamenti
Rispondean fatti pietosi?

Dite, allor non vi sembrai
Più d’ogni altro sconsolato?
Or fortuna ha stil cangiato
Et ha volto in festa i guai.

Vissi già mesto e dolente,
Or gioisco, e quegli affanni
Che sofferti ho per tant’anni
Fan più caro il ben presente.

Sol per te, bella Euridice,
Benedico il mio tormento;
Dopo il duol vie più contento,
Dopo il mal vie più felice.

PASTORE I
Mira, deli mira, Orfeo, che d’ogni intorno
Ride il bosco e ride il prato.
Segui pur col plettro aurato
D’addolcir l’aria in sì beato giorno.

MESSAGGIERA
Ahi caso acerbo, ahi fat’empio e crudele.
Ahi stelle ingiuriose, ahi ciel avaro.

PASTORE I
Qual suon dolente il lieto dì perturba?

MESSAGGIERA
Lassa! dunque debb’io,
Mentre Orfeo con sue note il ciel consola,
Con le parole mie passargli il core?

PASTORE III
Questa è Silvia gentile,
Dolcissima compagna
Della bell’Euridice: oh, quanto è in vista
Dolorosa! Or che fia? Deh, sommi Dei,
Non torcete da noi benigno il guardo.

MESSAGGIERA
Pastor, lasciate il canto,
Ch’ogni nostra allegrezza in doglia è volta.

ORFEO
D’onde vieni? ove vai? Ninfa, che porti?

MESSAGGIERA
A te ne vengo, Orfeo,
Messaggiera infelice,
Di caso più infelice e più funesto:
La tua bella Euridice …

3. Orfeo e Caronte

ORFEO
Possente spirto, e formidabil nume,
Senza cui far passaggio a l’altra riva
Alma da corpo sciolta invan presume,

Non vivo io, no, che poi di vita è priva
Mia cara sposa, il cor non è più meco,
E senza cor com’esser può ch’io viva?

A lei volt’ho il cammin per l’aer cieco,
A l’inferno non già, ch’ovunque stassi
Tanta bellezza il paradiso ha seco.

Orfeo son io, che d’Euridice i passi
Segue per queste tenebrose arene,
Ove già mai per uom mortal non vassi.

O de le luci mie luci serene,
S’un vostro sguardo può tornarmi in vita,
Ahi, chi niega il conforto a le mie pene?

Sol tu, nobile Dio, puoi darmi aita,
Né temer dei, ché sopra un’aurea cetra
Sol di corde soavi armo le dita

Contra cui rigida alma invan s’impetra.

Altri episodi interessanti: 

Plutone e Proserpina

http://www.youtube.com/watch?v=sBGMYO8hPEM&feature=related

Finale

http://www.youtube.com/watch?v=hXPLDRvoMeo

Opera intera:

http://www.youtube.com/watch?v=dBsXbn0clbU&feature=related

Una scena spettacolare: teatri barocchi

Nelle rappresentazioni teatrali del Seicento l’elemento scenografico era una componente fondamentale dello spettacolo, anche nell’ambito del teatro musicale. Per suscitare maggior meraviglia negli spettatori, gli argomenti delle trame venivano scelti in modo da contenere scene di carattere fantastico e ambientazioni sovrannaturali. Numerosi artisti e architetti dell’epoca collaboravano agli allestimenti, inventando soluzioni innovative per realizzare macchine sceniche, movimenti aerei ed effetti illusionistici.

Si veda ad esempio il magnifico teatro Farnese di Parma, edificato nel 1618.

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Il teatro venne però inaugurato solo nel 1628, a distanza di dieci anni dalla sua realizzazione, con uno spettacolo memorabile in occasione del matrimonio di Odoardo Farnese con Margherita de’ Medici. Lo spettacolo, Mercurio e Marte, è un’opera-torneo ‘inventata’ da Claudio Achillini, con musiche di Claudio Monteverdi, ricchissima di effetti scenografici e scenotecnici.

Tra le macchine sceniche realizzate per il teatro di parma c’erano meccanismi che servivano per sollevare gli amorini alati (angeli) e per aprire i raggi del sole, come si vede nell’ordigno seguente, in posizione aperta e chiusa.

macchinaombrello_chiusamacchinaombrello_aperta

sole

Incisione rappresentante l’arrivo di Apollo ne ‘Il favore degli dei’

Ecco invece uno schema del funzionamento delle quinte  mobili (da un saggio del musicologo Davide Daolmi) per cambiare ambientazione e, al contempo, fornire l’illusione di una maggior profondità nella scena.

Daolmi

Questa carrellata di immagini restituisce l’intenso lavoro di progettazione che precedeva ogni nuova rappresentazione.

Progetti per macchine sceniche:

Macchine

Sistema su “Come si possa far calare una nuvola sopra il palco dal cielo con persone dentro” e su “Come si faccia calare una picciola, la quale abbassandosi diverrà sempre maggiore” (da Sabbatini)

Joseph Furttenbach, Macchineria per la scena (1663)

Bozzetti di intere scenografie:

Giacomo Torelli, scena del III atto di Andromède (1650)

Giacomo Torelli, scena del III atto di Andromède (1650)

Alfonso Parigi, I cieli (atto V, scena II, Finale de Le nozze degli dèi, 1637)

Alfonso Parigi, I cieli (atto V, scena II, Finale de Le nozze degli dèi, 1637)

Bernardo Buontalenti, L’Inferno (IV intermezzo a La Pellegrina, 1589)

Bernardo Buontalenti, L’Inferno (IV intermezzo a La Pellegrina, 1589)

Epifanio d’Alfiano (da B. Buontalenti), Acquaforte del IV intermezzo de La Pellegrina (1592)

Epifanio d’Alfiano (da B. Buontalenti), Acquaforte del IV intermezzo de La Pellegrina (1592)

erminia sul giordano - Daolmi_2

Erminia sul Giordano

Giulio Parigi, Il ritorno di Astrea intermezzo a Il giudizio di Paride, 1608

Giulio Parigi, Il ritorno di Astrea intermezzo a Il giudizio di Paride, 1608

Joseph Furttenbach, disegni per la “Prima Scena” e la “Seconda Scena”

Joseph Furttenbach, disegni per la “Prima Scena” e la “Seconda Scena”

Franz Schubert: Il Re degli Elfi [2015]

Il Lied romantico è una breve composizione, solitamente per voce e pianoforte, basata su un testo poetico preesistente.
Nel lied si concentrano molti dei caratteri chiave del romanticismo musicale: l’affinità con la letteratura, la dimensione cameristica (adatta ad esecuzioni raccolte e private); il ricorso a tutte le risorse espressive del pianoforte, la concezione della  musica al servizio dell’espressione.
Nel Lied Il re degli Elfi (composto nel 1815) Schubert mette in musica una ballata che Wolfgang Goethe scrisse nel 1782.
Per la sua poesia, Goethe trasse ispirazione da un terribile fatto di cronaca, raccontato dai giornali del tempo: la notizia di un bambino gravemente malato che il padre aveva portato con sé in una precipitosa cavalcata notturna per i boschi, diretto verso il vicino villaggio nel tentativo di salvargli la vita; il bambino, in preda a una fortissima febbre, dice di vedere l’Erlkönig, il Re degli Elfi, che lo chiama a sé. Il padre cerca di tranquillizzarlo, ma non riesce a raggiungere in tempo il villaggio per salvargli la vita.

Il testo della ballata Il re degli elfi si presta ad essere letto e recitato da quattro diversi studenti (tre personaggi più un narratore)

Tuttavia il brano musicale è interpretato da un solo cantante. Per poter trasporre efficacemente in musica il testo di Goethe, Schubert doveva quindi risolvere alcuni problemi:

  • rendere ben distinguibili le voci dei tre personaggi e del narratore attraverso un solo cantante
  • differenziare i caratteri e le relazioni tra i personaggi: il padre calmo e rassicurante; il bambino spaventato e sempre più in preda all’angoscia; il re degli elfi subdolo e falsamente inoffensivo
  • costruire un’atmosfera complessiva di urgenza e di corsa contro il tempo.

La musica di Schubert riesce a dare vita ai personaggi tratteggiati nella ballata e fornisce alle parole una drammaticità e un senso di urgenza ancora maggiori.
Leggendo il testo di Goethe prima di ascoltare il brano, puoi calarti nei panni del compositore alle prese con un testo da mettere in musica.

Ecco il brano in una magnifica e storica interpretazione.

Ascolta nuovamente il brano e prova a descrivere, per ogni sezione, il modo in cui la musica riesce a rendere la caratterizzazione dei personaggi, facendo riferimento a caratteristiche oggettive della musica (come intensità, ritmo, registro, curva intonativa, emissione vocale) . Inserisci i tuoi commenti nella scheda di ascolto interattiva Il re degli elfi. (l’accesso è protetto da password). 

Piccoli gruppi crescono

schoener-musickids Sto raccogliendo i risultati del lavoro organizzato nel post Il ‘Fai-da-te’ musicale. Come imparare un brano attraverso le risorse del web. La consegna prevede le seguenti fasi:

  1. scegliere un brano musicale
  2. trovare una ‘risorsa’ su cui esercitarsi in modo autonomo (ad esempio: uno spartito su noteflight, un video-tutorial sul web, un tutorial attraverso una app, musica a stampa)
  3. semplificare, se necessario, la traccia musicale e adattarla autonomamente agli strumenti musicali e alle competenze dei partecipanti
  4. studiare il brano individualmente e, eventualmente, coordinare l’esecuzione di gruppo.
  5. eseguire il brano di fronte ai compagni ed eventualmente registrare l’esecuzione

Inserisci in questo modulo i dati relativi al brano musicale che hai scelto e ai partecipanti. Risultati

Ecco al momento i brani scelti dai ragazzi:

Bailando di Enrique Iglesias; Boyfriend di Justin Bieber;  Wrecking ball di Miley Cyrus; Let it go dal film Frozen il regno di ghiaccio;  Problem di Ariana Grande; Skyfall di Adele; Wake me up when september end dei Green day; Best day of my life degli American Authors; We will rock you dei Queen; Dark horse di Katy Perry; Thinking out loud di Ed Sheeran; Scream & shout di Britney Spears; Waka waka di Shakira; Dangerous di David Guetta e Chandelier di SIA.

Ricordatevi che il giudizio sarà calibrato in base all’organico e al numero di parti del vostro brano (i brani un duo e in trio, richiedono un’organizzazione maggiore rispetto ai brani in solo e quindi avranno un ‘bonus’ nel giudizio finale!).

A breve arriverà la playlist con gli ascolti!

***

jack black chalkboards

Considerazioni di metodo [per i prof. in ascolto]

Per raccogliere i dati degli studenti mi sono servito di un form (un questionario) attraverso la piattaforma Google Drive. Inserire in forma ‘embedded’ un questionario di questo tipo è abbastanza semplice. Qui trovate una guida (in inglese!). Trattandosi di un sito pubblico bisogna però evitare che estranei inseriscano dati inutili (che potreste comunque cancellare). Per limitare questi inconvenienti, ho aggiunto al questionario un campo obbligatorio (la prima domanda) contenente una chiave di accesso, distribuita – chiaramente – alle mie classi.

I due volti di Robert Schumann [2015]

Robert Schumann, come molti artisti, poeti e compositori del periodo romantico, aveva una personalità complessa.
Compositore, eccellente pianista e fine intellettuale, Schumann fu un instancabile animatore della vita culturale tedesca attraverso continue recensioni e articoli sulla rivista che contribuì a fondare: “Neue Zeitschrift fuer Musik”.
Schumann era solito firmare i suoi articoli di critica musicale con due pseudonimi tratti dalla letteratura del periodo, un modo per far emergere due aspetti diversi della sua personalità: Eusebio, quando affiorava l’aspetto riflessivo e sognatore del suo carattere, Florestano, quando dava voce all’aspetto più irruento ed impulsivo di sè.
Ecco alcune frasi tratte da questa serie di scritti.

Eusebio:

  • E’ il segno dello straordinario quello di non venir compreso ogni giorno; per comprendere il superficiale i più son sempre disposti: ad esempio, a udire cose da virtuosi.
  •  Su un concerto di Chopin: Finito lo studio, si prova l’impressione di chi si vede sfuggire una beata immagine apparsa in sogno e che, già mezzo sveglio, vorrebbe ancora trattenere. […] Ma a che serve, descrivere colle parole? Questi studi indicano una volta di più quale audace forza creatrice sia posta in lui: veri quadri poetici […].

Florestano:

  • Non posso soffrire coloro la cui vita non è in armonia con le opere.
  • Sarebbe un’arte ben piccola, se risuonasse soltanto e non avesse un linguaggio, né dei segni per gli stati d’animo!
  • L’ingegno lavora, il genio crea.

Nel ciclo di brevi pezzi per pianoforte intitolato Carnaval, Schumann dedica ogni brano ad una diversa maschera di carnevale (da Arlecchino a Pantalone). In questo insieme inserisce anche due brani dedicati ai suoi pseudonimi: Eusebio e Florestano. Il carattere dei due pezzi rivela la diversa indole dei due personaggi immaginari, come se si trattasse di due aspetti complementari della sua stessa personalità.
Ascoltateli in questa storica registrazione del pianista Claudio Arrau, realizzata nel 1961.

Cosa pensi di questi due personaggi immaginari? Ho organizzato un piccolo sondaggio per scoprirlo.
Nel modulo che trovi qui sotto dovrai descrivere con alcuni aggettivi le personalità di Eusebio e di Florestano e provare ad individuare le caratteristiche musicali utilizzate da Schumann. Prima di tutto leggi i commenti già inseriti dai tuoi compagni (scorri lateralmente per leggere tutto).

Ora aggiungi le tue osservazioni qui sotto (ricordati di cliccare su ‘Submit’ o ‘Invia’ dopo aver inserito le tue risposte).

***
NB: l’idea per questo percorso didattico è nata parecchi anni fa insieme all’amico e compositore Claudio Rastelli (anzi era proprio un’idea sua! Grazie Claudio).

Fuga in Sol minore di J. S. Bach: anche la musica ha un’anima(zione)

Ho realizzato un piccolo esperimento per visualizzare l’intreccio delle voci nella Fuga in Sol minore di Bach sincronizzando una bella animazione grafica del brano con lo spartito in notazione tradizionale.
Per vedere il risultato clicca sull’immagine.

bach_noteflight

Sarai indirizzato sulla piattaforma noteflight. Forse sarà necessario adattare le dimensioni della finestra al vostro schermo, in modo da rendere il tutto più leggibile. Sulla sinistra dovreste visualizzare la notazione musicale, mentre sulla destra una animazione grafica basata sullo spartito. Ogni colore rappresenta una diversa voce, ogni cerchio corrisponde ad una nota: più il cerchio è largo, più il suono sarà lungo. Se volete ascoltare un dato passaggio, potete spostare il cursore lungo la barra temporale (sotto l’animazione): le immagini, lo spartito e la musica si allineeranno perfettamente.

Per i più curiosi, ecco alcune spiegazioni tecniche. Ho trovato una bella rappresentazione grafica dello spartito realizzata da Performance Emulation attraverso il programma Music Animation Machine MIDI Player (il video su youtube di questa animazione serve a promuovere un impressionante software di simulazione del suono dell’organo). Ho quindi sincronizzato questo video con uno spartito della fuga già presente sulla piattaforma noteflight (a cura dell’utente pinoyboy147). Se volete mettervi alla prova, lo staff di noteflight ha realizzato un video tutorial [in inglese!] che spiega come sincronizzare video e audio.

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jack black chalkboards

Considerazioni di metodo [per i prof. in ascolto]
Credo che nella didattica della musica sia necessario incentivare la possibilità di esperienze sinestetiche tra immagine in movimento e suono. “Vedere” lo scorrere delle note (non solo attraverso il pentagramma, una ma anche attraverso rappresentazioni di tipo ‘pianoroll’) favorisce un ancoraggio tra immagine e suono e facilita, a mio parere, la percezione delle strutture musicali. A seconda degli stili, certi tipi di visualizzazione sono più efficaci di altri. Nel caso della fuga, la rappresentazione che ho scelto (un’evoluzione sofisticata dell’antico rullo di cartone perforato per gli automatismi delle pianole meccaniche) mi sembra molto chiara. Inoltre, attraverso la sincronizzazione audio/video/spartito, il docente può soffermarsi su alcuni tratti del brano. IO, ad esempio, al secondo ascolto, ogni tanto blocco la riproduzione del brano prima dell’ingresso di una nuova voce e chiedo agli studenti di interpretare il grafico (e/o lo spartito) e di descrivere l’evento musicale immediatamente successivo.
Questo tipo di rappresentazione però comporta un difetto fino a poco tempo fa difficilmente superabile. Queste infatti sono animazioni grafiche realizzate a partire da un file MIDI, quindi la riproduzione sonora solitamente è affidata ai timbri sintetici (e scadenti) e all’esecuzione rigida del computer: un risultato sonoro che appiattisce brutalmente la complessità di qualsiasi brano. La possibilità di sincronizzare tutto ciò con una registrazione di un musicista reale (caratterizzata da continui lievi slittamenti della pulsazione) apre un nuovo orizzonte per questo tipo di strumenti didattici. Il processo di preparazione  è un po’ laborioso, ma il risultato, a mio parere, è di grande soddisfazione! Un docente di educazione musicale può avvicinare gli adolescenti allo studio della musica anche senza accondiscendere ai dettami dell’industria musicale massificata. In questo caso non è il contenuto, ma il modo, a rendere un ascolto più attraente. Naturalmente però è la meravigliosa musica di Bach a rendere il tutto davvero appassionante.